Paesi d'origine e cavilli: sistema al collasso. Ecco i perché delle due espulsioni "fallite"

L'Italia respinge soltanto 25mila stranieri l'anno. In Francia sono 86mila

Ragusa - Espulsioni? Queste sconosciute. Eh già, perché se è vero che i decreti vengono emanati, lo è altrettanto il fatto che sono poche le espulsioni effettivamente eseguite. Che il numero delle espulsioni di clandestini dall'Italia sia basso è un dato incontrovertibile, perché servirebbero controlli ad hoc che sono espletati con sempre maggiore difficoltà dalle forze dell'ordine chiamate a gestire il fenomeno immigrazione, dall'accoglienza in porto all'individuazione degli scafisti. La falla è insita nel sistema.

Quando un immigrato non è gradito sul territorio, in genere perché non ha diritto di permanervi in quanto proveniente da Paesi in cui non c'è guerra, o perché ha commesso reati in Italia, a suo carico viene emesso un decreto di espulsione. Viene verificata la disponibilità di posti nei Cie (centri di identificazione ed espulsione) da dove l'immigrato sarà espulso in maniera coatta. L'operazione grava sulle tasche della collettività, dal momento che il soggetto va accompagnato a destinazione dalle forze dell'ordine, ma si arriva a un risultato concreto. Quando i Cie sono al completo gli stranieri non graditi sono raggiunti dal decreto firmato dal questore che impone di lasciare il territorio entro 7 giorni. In buona sostanza, l'immigrato è allontanato dalla struttura di accoglienza in cui era sistemato per essere messo in strada con invito ad andarsene dall'Italia. Con quali soldi dovrebbe recarsi fuori dai confini, sempre che voglia farlo? E se prima godeva di vitto e alloggio nel centro di accoglienza, con quali mezzi adesso può procurarsi da mangiare o un tetto sotto cui dormire se non illecitamente o grazie alla carità di qualcuno, visto che il decreto determina anche l'impossibilità di avere un lavoro?

L'invito a lasciare l'Italia si ripete fine pena mai ogni qualvolta l'irregolare viene pizzicato dalle forze dell'ordine e i Cie sono pieni. La ciliegina sulla torta è rappresentata dai Paesi di origine, non proprio celeri, per usare un eufemismo, nel riprendersi i propri cittadini. Com'è accaduto con Anis Amri, il tunisino ricercato per la strage di Berlino, su cui, dopo le richieste di espulsione di Italia e Germania, nel 2016 è scattata persino l'allerta Schengen (che frena i viaggi di persone segnalate all'interno dell'area considerata dal Trattato e l'inserimento nel database come soggetto ad espulsione) emanata ad almeno 7 mesi dal suo rilascio da un carcere siciliano. La Tunisia, in entrambe le occasioni, ha tardato con il riconoscimento necessario al rimpatrio.

«Il numero di espulsioni di immigrati clandestini dall'Italia è particolarmente basso dice Igor Gelarda, dirigente nazionale del sindacato di polizia Consap, riportando dati ministeriali, del Censis e del dossier immigrazione Idos -. Nel 2014 la Francia è stata la più severa dell'Unione con 86.955 migranti espulsi (84.890 nel 2013). Poi la Grecia con 73.670, quasi il doppio rispetto i 43.150 del 2013. Poi il Regno Unito con 65.365 espulsi (57.195 nel 2013) e la Spagna a 42.150, 10mila in più che il 2013. La Spagna ha il record di stranieri respinti alla frontiera, con una media di oltre 170mila all'anno contro i 15mila della Gran Bretagna e i 7mila dell'Italia. In Italia nel 2014 sono stati espulsi 25.300 stranieri».

Commenti

swiller

Sab, 24/12/2016 - 00:22

I nostri politici non valgono nulla sono solo dei ladri e parassiti nullafacenti.