Palermo non vuole cambiare: Orlando si blinda

Re Leoluca è intorno al 40% e potrebbe vincere al primo turno. Secondo Ferrandelli, ko il M5s

Mariateresa Conti

Per errore, sul sito del Comune di Palermo, nella simulazione di voto di sabato sera, un risultato era stato pubblicato. Un finto 42% che avrebbe significato vittoria, vista la legge elettorale siciliana che, anomalia, assegna la vittoria a chi sfonda il 40%. Un finto risultato profetico, visto che stando ai primi dati Leoluca Orlando centra a primo turno la riconferma a sindaco e il quinto mandato come re di Palazzo delle Aquile. Si attesta infatti al 42%, distanziando di 10 punti il candidato del centrodestra Fabrizio Ferrandelli, fermo al 33%. Fuori gioco, ma era prevedibile, il grillino Ugo Forello al 18%.

Avevano ragione i sondaggi che lo davano al 45%. Lo diceva quella gaffe sul sito del Comune. E forse lo diceva anche la storia di una Palermo che tra alterne vicende e con qualche intervallo vede Orlando primo cittadino sin dal 1985. Palermo mugugna contro Orlando. Ma non cambia, non vuole cambiare. Lui è «u sinnacu», il sindaco per antonomasia, da quando giovane enfant prodige della Dc si è seduto per la prima volta su quella poltrona nel 1985. Preistoria. Ma gli anni passano. E Leoluca Orlando resta, immarcescibile, sindaco più simile a un monarca che a un primo cittadino. Un record, assoluto. E lui, che scaramanticamente ha piazzato il suo quartier generale nello stesso hotel di piazza Borsa dove era nel 2012, ringrazia: «Grazie a chi ha condiviso questa che sembrava una follia, una anomalia e una corsa fuori dal normale sviluppo degli eventi. Il mondo è cambiato e chi non lo capisce è destinato a rimanere fuori. Da qui un segnale forte al Paese»

Ha vinto Orlando, di nuovo, ancora. Ha vinto con la sua arroganza di imporre al Pd di non presentare il simbolo e di fare una lista ibrida con gli alfaniani, Democratici e progressisti. Lui Pd? Un'offesa. E infatti si offende con Mentana che lo cita come dem e rifiuta l'intervista. Ha vinto col suo carisma, che nel 1993, nel 1997 e anche nel 2012 con avversari e risultati diversi lo ha comunque riportato sempre lì, sulla poltrona più alta di quel Comune che da 32 anni è la sua casa. «Il sindaco lo sa fare», era il suo slogan cinque anni fa. «Facciamo squadra», è diventato questa volta, decisamente più difficile. Eppure. Eppure ce l'ha fatta, anche grazie agli errori di chi avrebbe dovuto contrastarlo e, altro che novello Macron, questa volta ha perso ancora con lui e a primo turno. Paradossi di Sicilia. Fabrizio Ferrandelli, il suo ex delfino che la volta scorsa era il candidato del Pd, adesso correva con un sostegno trasversale che includeva Forza Italia e il Cantiere popolare dell'ex ministro Saverio Romano. Non ce l'ha fatta Ferrandelli. Troppo difficile per i suoi elettori accettare l'abbraccio con Totò Cuffaro, che è fuori dalla politica attiva ma che per qualche candidato di Cantiere popolare e per lui sindaco si è speso. Troppo difficile anche per Forza Italia scegliere come sindaco lui, Ferrandelli, uomo di sinistra anche se ha abbandonato il Pd. Molto ha giocato il flop del M5s. Ugo Forello, l'avvocato fondatore dell'associazione anti-racket Addiopizzo scelto a suon di click dal web ma osteggiato dal fuoco amico dei grillini indagati per le firme false, nelle urne è stato un flop. Come un flop è stato il candidato di Noi con Salvini e Fdi, l'ex Iena Ismaele La Vardera. Per lui neppure il suo voto. Infatti, risiede a Villabate.