Pantani, i pm credono al complotto

Provette manomesse e strane manovre: individuato l'uomo dei clan che rivelò in anticipo a Vallanzasca la squalifica del Pirata

Una vecchia storia ma con risvolti nuovi e un nuovo filone d'inchiesta. Che potrebbe condurre a rivelazioni clamorose. Nel giallo del pirata spunta pure l'ombra della camorra. Associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva. La Procura di Forlì ha aperto a inizio settembre un nuovo fascicolo a carico d'ignoti con questa ipotesi di reato in relazione all'espulsione subita da Marco Pantani il 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio, durante il Giro d'Italia ormai già vinto dal romagnolo.

A Forlì l'indagine è condivisa dal Procuratore capo Carlo Sottani e dal pm Lucia Spirito. Al maresciallo Diana è stata affidata la delega per gli interrogatori. Inutile fare domande: in Procura nessuno proferisce verbo, ma i bene informati non hanno timore nel sostenere che stavolta ci sono tutti gli elementi per andare fino a fondo verso la verità. Intanto va detto che se dovesse emergere un reale coinvolgimento della camorra sulla vicenda del corridore romagnolo, di diritto, l'inchiesta passerebbe direttamente nelle mani della direzione distrettuale antimafia (Dda), come fanno sapere sempre da Forlì.

In ogni caso lo staff difensivo della famiglia, guidato dall'avvocato Antonio De Rensis (e sospinto dalla mamma del campione), dopo essere riuscito a far riaprire le inchieste sul presunto complotto che sarebbe stato ordito ai danni del Pirata (Procura di Forlì-Cesena) e sulla sua morte (Procura di Rimini), che loro definiscono omicidio, punta a far entrare nell'inchiesta forlivese anche una presunta macchinazione dei clan dietro le scommesse su Giro d'Italia.

La storia delle scommesse non è nuova. E nemmeno il protagonista del racconto: Renato Vallanzasca che nel 1999 scrisse con il giornalista Carlo Bonini la sua biografica - titolo «Il fiore del male. Bandito a Milano» -, e nella quale raccontava di essere venuto a conoscenza del fatto che il Pirata, nonostante stesse dominando il Giro, quella corsa non l'avrebbe nemmeno finita.

Non si torna sul luogo del misfatto, ma nei prossimi giorni il procuratore Sottani andrà a Milano per interrogare Vallanzasca una seconda volta, ma per l'occasione gli investigatori avrebbero già un'idea sull'identità di quel detenuto che rivelò che Pantani non avrebbe vinto quel Giro già stravinto, per un misterioso giro di scommesse. Le deduzioni sono state fatte ricorrendo ai registri penitenziari del tempo (che avrebbero identificato la fonte del «bel René») e grazie ad alcune acquisizioni di filmati tv recenti, dove Vallanzasca a telecamere spente. E questa sarebbe una vera novità nell'inchiesta.

«Marco Pantani ha scritto una pagina della storia di questo paese. Su questa pagina qualcuno ha buttato del fango e noi abbiamo un impegno: togliere questo fango», fa sapere l'avvocato De Rensis, legale della famiglia Pantani, che in un recente passato ha difeso il ct della nazionale Antonio Conte coinvolto in «Scommessopoli» e sta lottando per portare alla luce la tragica verità sulla morte del calciatore Denis Bergamini. «Quella della Procura di Forlì è un'indagine molto seria, portata avanti con grande determinazione e credo che a breve ci saranno delle sorprese», butta lì il legale.

Intanto i titolari del nuovo fascicolo, il procuratore Sergio Sottani e la sostituta Lucia Spirito, nel più fitto riserbo hanno già sentito alcune persone informate sui fatti: la stessa mamma del ciclista e il giornalista di Mediaset Davide De Zan. A giorni, come detto, sarà la volta di Vallanzasca: «Non posso dirti quello che non so - scrisse il Bel René rivolgendosi alla madre di Pantani -, ma è certo che 4 o 5 giorni prima di Madonna di Campiglio sono stato consigliato vivamente di puntare contro il tuo ragazzo, perché poteva vincere Gotti, o Jalabert, o al limite chiunque altro, ma Pantani non sarebbe arrivato a Milano in maglia rosa. Questi sono i fatti che ho raccontato anche al giudice di Trento (Giardina, ndr). Questo è quello che emerse nel '99, se Vallanzasca nel frattempo abbia ritrovato la memoria o il coraggio di parlare, lo sapremo solo nelle prossime puntate di questo giallo infinito.