Il Papa, il coraggio e l'amore (eterno) per una sola donna

Il coraggio, diceva don Abbondio, uno non se lo dà, perché il coraggio non è un atto della volontà, ma la conseguenza di una promessa

«Quando uscivi dalla porta sul retro di quella casa, da un lato trovavi un abbeveratoio di pietra in mezzo alle erbacce. (...) Non so da quanto tempo stava lì. Cento anni. Duecento. Sulla pietra si vedevano le tracce dello scalpello. Era scavato nella pietra dura, lungo quasi due metri, largo suppergiù mezzo e profondo altrettanto. (...) E allora penso a quel tizio seduto lì con la mazza e lo scalpello, magari un paio d'ore dopo cena, non lo so. E devo dire che l'unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro al cuore. E io non ho certo l'intenzione di mettermi a scavare un abbeveratoio di pietra. Ma mi piacerebbe essere capace di fare quel tipo di promessa. È la cosa che mi piacerebbe di più».

Mentre ascoltavo le parole del Papa rivolte ai giovani sposi, mi è tornato alla mente questo brano di Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy. Che strano, pensavo, il nostro invece sta diventando un paese di vecchi. Ma la ragione è la stessa enunciata dallo scrittore americano. Manca una promessa, una promessa dentro il cuore. Il coraggio, diceva don Abbondio, uno non se lo dà, perché il coraggio non è un atto della volontà, ma la conseguenza di una promessa, di una speranza, o più prosaicamente di un progetto.

Ci vuole un progetto sulla propria vita, occorre dar voce al desiderio (che tutti abbiamo) di fare della nostra vita qualcosa di grande. Una cultura subdola ci ha suggerito che questa grandezza starebbe nel successo: la fama, il potere, la ricchezza, cose del genere. Che spaventoso equivoco! Pieni di potere e di gloria moriremo disperati. I necrologi e le adulazioni postume ungeranno il nostro cadavere. È questa la speranza?

In questo 2016 ho festeggiato trent'anni di matrimonio, e sono stati gli anni più belli della mia vita. Questa cosa mi stupisce profondamente. Sono stati anni di gioie ma anche di dolori, eppure siamo saliti insieme come su un monte, il panorama della vita si è allargato sempre di più, e l'amore che ci lega è più profondo di quando ci sposammo, ricordiamo episodi di trent'anni fa e una luce li illumina, che trent'anni fa non vedevamo.

La cosa che mi stupisce sempre, ogni volta che ci penso, è che tutto questo non era nelle mie capacità. La mia capacità di amare è assai limitata, così come lo è la mia generosità, la mia forza di dedizione. Sono un uomo incostante e vanitoso. Mia moglie è senz'altro migliore di me, ma quello che è accaduto alla nostra vita oltrepassa le nostre forze.

Fare qualcosa di più grande di noi. Abituarci all'idea che la realtà, la vita, il tempo, lo spazio sono più grandi di noi. Ma non è detto che questa grandezza debba farci paura anche se nella nostra vecchia società è la paura a prevalere. Ci si può anche fidare. Del tempo, del futuro, dell'amore. Da questa fiducia nasce il coraggio. Chi ci rinuncia non sa cosa si perde.