Il Papa tra la Croce e il Che «Le ideologie non servono»

Mezzo milione di cubani alla messa di Francesco in piazza della Rivoluzione Poi l'incontro a casa di Fidel Castro: «Le persone sono più importanti di tutto»

Il primo Papa latino-americano celebra messa nella storica piazza della Rivoluzione all'Avana, sotto una gigantografia stilizzata del Comandante Che Guevara e davanti a mezzo milione di fedeli. In prima fila anche il presidente cubano Raul Castro, e la presidente argentina, Cristina Kirchner (non le dispiace una photo-opportunity col Pontefice in vista delle presidenziali in Argentina il 25 ottobre). Di fronte all'altare lo striscione con la scritta «Misionero de la Misericordia» («Missionario della Misericordia»), motto del decimo viaggio internazionale di Jorge Mario Bergoglio, accompagnato dalle foto del Papa e di Madre Teresa di Calcutta.

La visita è storica, i gesti sono preziosi. Le parole ancora di più. Papa Francesco prende spunto dal Vangelo della domenica (chi vuole essere il più grande sia l'ultimo e il servitore di tutti) per condannare chi è piegato alle ideologie: «Il servizio non è mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone», ha ammonito il Pontefice davanti a una piazza gremita, luogo simbolo dell'Isola comunista, teatro di grandi raduni del «Che» e dei comizi dell'ex lider maximo Fidel Castro. «Chi non vive per servire, non serve per vivere – ha aggiunto - chi vuole essere grande, serva gli altri, e non si serva degli altri».

È il servizio il tema centrale dell'omelia di Bergoglio. «Questo farci carico per amore non punta verso un atteggiamento di servilismo, ma al contrario, pone al centro la questione del fratello: il servizio guarda sempre il volto del fratello, tocca la sua carne, sente la sua prossimità fino in alcuni casi a “soffrirla“, e cerca la promozione del fratello». E snocciola, il Papa gesuita, il significato di servire: «Significa, in gran parte, avere cura della fragilità. Servire significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel nostro popolo. Sono i volti sofferenti, indifesi e afflitti», sono «persone in carne e ossa» che «Gesù ci invita a difendere, ad assistere, a servire».

Dopo la messa, l'atteso incontro con Fidel Castro. Un colloquio tra gesuiti (l'ex lider maximo ha studiato al collegio dei gesuiti all'Avana) di circa mezz'ora nella residenza privata del leader cubano. All'incontro era presente anche la moglie di Fidel e sono stati affrontati in particolari i temi della salvaguardia dell'ambiente e «i grandi problemi del mondo contemporaneo», ha riferito padre Lombardi. Fidel Castro ha donato a Bergoglio il libro «Fidel y la Religion», scritto nel 1977 con il teologo e politico brasiliano Frei Betto con una dedica personale: «Per Papa Francesco in occasione della sua fraterna visita a Cuba».

Sempre nella piazza della Rivoluzione, il Papa ha recitato l'Angelus e ha lanciato un appello per la pace in Colombia: «In questo momento - ha detto il Papa - mi sento in dovere di rivolgere il mio pensiero all'amata terra di Colombia, consapevole dell'importanza cruciale del momento presente, in cui, con sforzo rinnovato e mossi dalla speranza, i suoi figli stanno cercando di costruire una società pacifica. Che il sangue versato da migliaia di innocenti durante tanti decenni di conflitto armato, unito a quello di Gesù Cristo sulla Croce, sostenga tutti gli sforzi che si stanno facendo, anche qui in questa bella Isola, per una definitiva riconciliazione».

Mentre a piazza della Rivoluzione il Papa celebrava messa, tre attivisti sono stati fermati intenti a distribuire volantini con propaganda anti-regime. La giornalista e blogger cubana Yoani Sanchez ha parlato di «vari attivisti» arrestati.

Bergoglio parte oggi per la seconda tappa nell'isola caraibica, la città di Holguìn, dove celebra messa nella locale Plaza de la Revolucìon. Al suo arrivo, sabato scorso, il Papa aveva subito lanciato un messaggio di pace per Cuba: «La riconciliazione con gli Stati Uniti sia da esempio per il mondo». E ieri, nella messa oceanica in piazza della Rivoluzione, l'arcivescovo dell'Avana, il cardinale Jaime Ortega, ha ringraziato Bergoglio per il ruolo di mediazione e «per aver favorito il processo di riapertura nelle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti che tanto beneficerà il nostro popolo».