Hillary e Trump, negli Usa arrabbiati ora si fa sul serio

Mentre Trump non ha rivali Hillary, incalzata dal "socialista" Sanders e mal supportata da Bill, perde pure le femministe

In Iowa fa un freddo terribile e la gente cammina sul ghiaccio per raggiungere i seggi delle primarie dette caucus. Caucus è una parola bizzarra inventata dagli americani dopo l'indipendenza e poi tornata indietro in Inghilterra, tanto è vero che in Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll si assiste a un onirico «caucus race», una gara guidata dallo strano uccello Dodo. I caucus sono delle vere elezioni locali e molto informali che si tengono in case private, palestre, magazzini e perfino in alcune chiese metodiste. Gli elettori dello stesso candidato si raggruppano su sedie di fortuna e dopo un discorsetto del responsabile di ciascun partito, votano.Stasera sapremo con i dati reali, ma i sondaggi d'opinione sembrano già dare risultati netti: Donald Trump fra i repubblicani dell'Iowa, batte nettamente il suo contendente Ted Cruz, con circa cinque punti di distacco. Nel campo democratico sta avvenendo una vera rivoluzione: Hillary Clinton, data per favorita da tutti i media e dall'establishment, perde terreno e ha il fiato sempre più corto di fronte all'avanzata del candidato di estrema sinistra (per gli standard americani) Bernie Sanders, un arruffato ultrasettantenne che interpreta anche fisicamente la rabbia degli americani di sinistra.

Se per caso Sanders con le sue idee radicali (più tasse, sanità pubblica per tutti, scuole gratuite fino all'università) dovesse davvero vincere, e se allo stesso tempo sul fronte repubblicano Donald Trump restasse in testa, allora Michael Bloomberg, ex sindaco di New York getterebbe sul tavolo un miliardo di dollari per correre come indipendente in nome del ceto medio americano minacciato da due estremismi. Bisogna vedere anche che cosa domani accadrà in Iowa e poi fra una settimana in New Hampshire, l'altro appuntamento che farà cadere molte teste e dirà chi è al comando e chi ha perso. Hillary dunque perde terreno e il New York Times attribuisce una parte della colpa a suo marito Bill Clinton, il più passionale e trascinante oratore d'America capace di far ridere e piangere le folle, il quale non si impegna a fondo per la moglie, fa per lei discorsi piatti anche se ineccepibili, durante i quali la gente corsa per ascoltarlo sbadiglia e gioca col telefonino. C'è chi dice che lo fa apposta e chi pensa che sia soltanto invecchiato. Certamente appare svogliato, uno che fa il suo dovere per pagare un debito senza mettercela tutta. Quale debito? Le femministe hanno rincorso nei suoi spostamenti Hillary Clinton con cartelli in cui l'accusavano di aver messo a tacere tutte le signorine che si sono dette molestate o peggio da suo marito quando era Presidente. Altre storie, oltre quella ben nota di Monica Lewinsky nello Studio Ovale. Secondo le femministe Hillary, che è stata ed è un facoltoso avvocato, avrebbe intimidito o pagato queste signore per assicurarsi il loro silenzio e poi avrebbe presentato il conto al marito: questo io ho fatto per te, adesso è il tuo turno, fammi vincere scatenando tutte le tue risorse, il tuo fascino, la tua esperienza. Risultato: Bill fa a malapena il suo stretto dovere, nulla di più.

E così Hillary si trova in svantaggio con un avversario, Bernie Sanders, che è tutto passione e populismo, che scuote le folle, si fa adorare dai giovani ed ha sdoganato l'aggettivo «socialista» che in America era poco meno di una parolaccia. Adesso, gli arrabbiati americani si scoprono socialisti come gli inglesi che seguono Jeremy Corbyn, un altro radicale di sinistra che promette rivoluzioni.Torniamo ai repubblicani. Donald Trump si è permesso un grande lusso disertando l'ultimo dibattito tv di Fox News perché la giornalista Megyn Kelly, che lui odia e da cui è detestato, sarebbe stata fra i moderatori. Fox News, la rete di destra che sostiene i repubblicani, ha risposto che non ci pensava nemmeno a sostituire la Kelly e così Trump ha disertato il dibattito andando ad una riunione di veterani. I suoi elettori hanno reagito positivamente e lo hanno votato in massa, benché durante il dibattito senza di lui tutti i contendenti repubblicani si sono tolti parecchi sassi dalle scarpe attaccandolo senza contraddittorio. Che cosa vuol dire questa vittoria di Trump? Che anche a destra tira un vento rivoluzionario gonfiato dal ceto medio arrabbiato, non meno di quello che gonfia le vele di Sanders. Gli americani sono furiosi, vedono come il fumo negli occhi la casta, odiano «Dissì» come pronunciano riferendosi a Washington DC, la capitale corrotta dai giochi della politica e non ne vogliono sapere di candidati centristi, ragionevoli e magari ragionevolmente conservatori. Ted Cruz, texano di origine cubana ma nato per caso in Canada, è il campione dei conservatori, anche in senso religioso: vuole un'America potente, fedele ai suoi valori originari e lo stesso fa l'altro candidato di origine cubana, il bel Marco Rubio senatore della Florida. Ma anche lui nei primi «polls» dell'Iowa non sfonda: è un bravissimo ragazzo, buono per la prossima volta, ma manca della vena delirante e radicale di Trump a destra e di Sanders a sinistra. Jeb Bush, figlio e fratello di presidenti, bravo governatore della Florida, persona equilibrata e dato per avvantaggiato nel Grand Old Party, ha fatto flop perché non sa interpretare il vero malessere americano dei «blue collar», le tute dell'operaio Cipputi d'America, dei «red collar» dell'agricoltura, e neppure dei «white collar», gli impiegati in camicia bianca a maniche corte, taschino con penna biro e cravatta dai colori sbiaditi. Sono tutti arrabbiati, la loro casa ha visto dimezzarsi di valore in vent'anni, gli stipendi reali sono diminuiti di un terzo, la disoccupazione sostiene Sanders è il doppio di quella dichiarata e tutti hanno perso denaro e valori americani, l'American Way of Life che scandiva il tempo di un'esistenza felice nella piccola casa con giardino e il barbecue che cuoce costolette di maiale e hot dogs.La minaccia del terrorismo ha fatto il resto. La memoria dell'Undici settembre del 2001 si era appena attenuata quando sono accaduti i fatti di san Bernardino che hanno dimostrato la vulnerabilità del sistema di sicurezza americano.

E su questo punto l'America si è spaccata: da una parte uomini come Trump che sono pronti a rottamare i principi costituzionali e quelli come il quarantaseienne Paul Ryan, conservatore fino alle midolla che odia aborto e matrimoni gay. Che però non ne vuole sapere di veder restringere le libertà costituzionali.La fila dei votanti di Des Moins cammina con le torce verso i seggi. Questo piccolo Stato ha una memoria genetica francese, una sua bandiera ispirata al tricolore francese e fa parte dei possedimenti che Napoleone vendette al presidente Jefferson per fare cassa durante la sua estenuante guerra contro l'Inghilterra. I nomi, per quanto storpiati dalla pronuncia, sono francesi e il suo popolo riflette abbastanza bene il comportamento medio americano in materia di scelte politiche. Nessuno ricorda bene perché le primarie cominciano in Iowa e poi subito dopo nel New Hampshire. Si è sempre fatto così fin da quando i messi elettorali portavano i voti a cavallo o in diligenza. Da domani, dopo la prima scrematura, comincia la vera corsa per la Casa Bianca.

Commenti

ortensia

Lun, 01/02/2016 - 09:28

Anche in questo articolo, come in quelli dei giornalisti americani, viene ignorato Ben Carson, il grandissimo neurochirurgo infantile di fama mondiale,che osa partecipare alla corsa come repubblicano. Era secondo dopo Trump nei sondaggi, ora e'quarto dopo Rubio. Ignorato volutamente dai media: perche' e'nero? Nato poverissimo? Perche'parla solo quando viene interrogato? Perche' ha raccolto piu' contributi dalla gente comune di tutti gli altri? Staremo a vedere come voteranno gli Iowans che sotto il naso hanno solo la puzza dei maiali che allevano con grande successo e per cui sono famosi nel mondo.

Libertà75

Lun, 01/02/2016 - 11:02

Trump se dovesse sfidare la Clinton sicuramente vincerebbe, diverso sarebbe il caso di una corsa a 3 tra Trump, Sanders e Bloomberg. Questa campagna dimostra che il politically correct ha stancato e ha portato la politica a distorcersi dagli interessi veri della società

Raoul Pontalti

Lun, 01/02/2016 - 11:30

Tutti i sondaggi danno perdente la Hillary nei primi due Stati (Iowa e New Hampshire) chiamati a scegliere i candidati presidenziali democratici per la Casa Bianca. Nel New Hampshire la Hillary verrebbe addirittura umiliata con il peggior risultato di tutta la campagna elettorale. Ma a livello federale la Hillary è saldamente oltre il 50% dei consensi in tutti i sondaggi e pertanto può soltanto farsi del male dal sola nel prosieguo compromettendo non tanto la designazione (Bernie non va da nessuna parte) ma la vittoria finale contro il candidato repubblicano che uscirà vincitore dalle primarie repubblicane. Se l'avversario sarà il miliardario biondo polenta la Hillary può già scegliere la nuova tappezzeria della Casa Bianca, altrimenti qualche ostacolo ci sarà e se sarà già inciampata da sola nella campagna contro Bernie potrebbe vedere compromesso il successo finale.