Partecipate «modello Rai» Così il premier piglia tutto

Come per la tv di Stato, nelle controllate il potere andrà nelle mani dei manager. Scelti da Renzi

Matteo Renzi con Beatrice Lorenzin e Marianna Madia al termine del cdm

Roma - Un «modello Rai» rafforzato per le società a partecipazione pubblica. È quello che si potrebbe produrre con il decreto legislativo sulle partecipate approvato mercoledì scorso dal Consiglio dei ministri.

Attualmente, infatti, il direttore generale della tv pubblica, Antonio Campo dall'Orto, è titolare di un grande potere decisionale, praticamente senza bilanciamento da parte del consiglio di amministrazione cui la riforma ha sottratto pesanti prerogative. Nel futuro delle società controllate dal Tesoro e dagli altri ministeri il paradigma potrebbe essere replicato senza l'«ingombro» del cda. Il premier Matteo Renzi, alla vigilia di una partita referendaria che si fa sempre più difficile, potrebbe così contare su una leva di consenso nella quale insediare un management a lui «amico».

Anche se i media nei giorni scorsi hanno raccontato che il decreto risparmia dalla mannaia 35 società tra le quali Anas, Sogin (smantellamento delle centrali nucleari ), Invimit (valorizzazione degli immobili pubblici) e Invitalia (attrazione degli investimenti esteri), le cose non stanno così. Le dieci partecipate del Tesoro e le 25 finanziarie regionali, in base alla bozza di decreto entrata in Consiglio dei ministri (non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale), sono infatti esonerate dal divieto di costituire società controllate oppure joint venture con soggetti privati, sancito dall'articolo 4 del testo. Non c'è alcun riferimento al fatto che esse conserveranno di diritto il proprio cda.

L'articolo 11, invece, prevede che «l'organo amministrativo delle società a controllo pubblico è costituito, di norma, da un amministratore unico». Entro sei mesi dall'entrata in vigore, e dunque per febbraio 2017, un successivo decreto congiunto del ministro dell'Economia Padoan e del ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia stabilirà chi si «salva» (si parla addirittura di una sessantina di aziende). Nel frattempo, però, tutte le società a partecipazione pubblica saranno obbligate a uniformarsi alle previsioni del decreto legislativo entro il 31 dicembre 2016. Non è, pertanto, peregrina - visto il gap temporale - l'ipotesi di dimissioni di massa dei cda con contestuale nomina di amministratori unici «graditi» a Palazzo Chigi. Tra l'altro, poiché in molti casi si tratta di consigli composti da dirigenti dei vari ministeri, i risparmi saranno modesti in quanto i consiglieri ministeriali non percepiscono remunerazioni legate alla carica.

Insomma, la volontà di potenza del presidente del Consiglio avrebbe trovato un nuovo modo per esplicarsi. O, quanto meno, per esercitare una moral suasion sulle aziende pubbliche attribuendosi in pratica la facoltà di farle sopravvivere, di «spianarle» con un amministratore unico o di liquidarle. Va detto che il decreto così come è stato riscritto non risolve i problemi già messi in evidenza dal Giornale. In primis, gli esuberi dalle aziende che saranno chiuse (stimati in 150mila unità dai sindacati), non hanno certezza alcuna di ricollocamento per cui potrebbero essere pagati per non far nulla. Inoltre, non si fa chiarezza sulle cinque fasce retributive dei manager (tetto massimo di 240mila euro): il rischio, nelle aziende con compensi più bassi, è quello di abbassare, a cascata, gli stipendi dei dipendenti che guadagnano 1.200 euro al mese per tagliare i compensi di amministratori e quadri. Qualche dubbio resta anche sull'efficacia: l'obiettivo è portare le partecipate da 9mila a circa 4mila chiudendo le scatole vuote (fatturato inferiore a un milioni di euro, 4 anni su 5 in perdita e numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti). Comuni e Regioni sono sul piede di guerra. Ma intanto Renzi avrà conquistato un'altra fetta di potere.

Commenti

LANZI MAURIZIO ...

Sab, 13/08/2016 - 09:04

RENZI GUARDA CHE GLI INGORDI PRIMA O POI LA PAGANO CARA. OCCHIO A FARE INDIGESTIONE, CARO BUFFONE.

arkangel72

Sab, 13/08/2016 - 10:24

E' questo lo scopo del suo mandato: fare incetta di tutte le poltrone disponibili e occupare tutti i posti chiave in modo da assicurarsi il voto di chi è stato "promosso" a quei posti!!

jackmarmitta

Sab, 13/08/2016 - 11:20

Ma non si vergogna VERME SCHIFOSO

agosvac

Sab, 13/08/2016 - 12:52

Poverino! Lasciamolo fare, ormai sa che ha poca vita politica, lasciamolo divertire ancora per un po'. Neanche queste 4 poltrone gli potranno assicurare la riconferma a Capo del Governo. Ormai è finito! Ed anche se Mattarella lo dovesse riconfermare dopo il referendum, di sicuro alle prossime politiche se ne dovrà andare a lavorare nei campi.