Pasticcio infinito al Csm Illegittima l'eletta del Pd

La consigliera Bene decade: non aveva i requisiti. Napolitano bacchetta il Parlamento: «Frettoloso e disattento». Legnini è il nuovo vicepresidente

Roma S'insedia il nuovo Csm, alla presenza del capo dello Stato che ne è a capo, e sceglie come previsto il laico Pd Giovanni Legnini come vicepresidente. Lo fa a larga maggioranza, con 20 voti su 25. Ma il plenum a Palazzo de' Marescialli ancora non c'è, perché contemporaneamente viene bocciata la scelta da parte del Parlamento di un'altra esponente Dem: Teresa Bene non ha i requisiti necessari.

Così, mentre Giorgio Napolitano chiede all'organo di autogoverno della magistratura di «recuperare il tempo perduto» in 3 mesi di manovre dei partiti e di elezione a singhiozzo degli 8 laici, rimane quella poltrona vuota perché, si «rammarica» il presidente della Repubblica, il Parlamento è stato «frettoloso e disattento».

Le Camere in seduta comune, ancora alle prese con la nomina dei giudici costituzionali, dovranno eleggere il componente che sostituirà Bene, anche se il Csm potrà avviare intanto i lavori. E già i grillini cercano di sfruttare l'errore: «Si libera un posto che spetta al M5S! Votare Zaccaria un obbligo per il Pd», scrive su Facebook Danilo Toninelli.

Sono state superate le polemiche su Legnini, passato direttamente «dal governo a Palazzo de' Marescialli» perché era sottosegretario all'Economia di Renzi e prima con Letta alla presidenza, ma il Pd si trova alle prese con la clamorosa gaffe sulla professoressa che non ha i 15 anni di esercizio della professione forense, richiesti dal regolamento per un docente associato e non ordinario. Fatto questo, già denunciato da diverse voci (Rosy Bindi, «inascoltata»), ma smentito negli ambienti di sinistra. Invece, la commissione verifica titoli del Csm e poi il plenum hanno dichiarato l'ineleggibilità e ora Legnini definisce «dolorosa» la vicenda, aggiungendo che però «non appanna il prestigio dell'istituzione». Sulla difensiva, il Pd Emanuele Fiano dichiara: «Non è stato commesso un reato. Porremo rimedio». L'interessata non si arrende e protesta, definendo la decisione «errata, infondata e strumentale» e i suoi diritti «platealmente violati».

Legnini sa di dover ringraziare soprattutto i 16 togati che alla fine non si sono messi di traverso e, nel suo discorso programmatico, dice che bisogna accettare «la sfida delle riforme», con un «costruttivo dialogo» con il Guardasigilli, ma tenendo al centro il «ruolo del plenum» e la funzione «autonoma, indipendente ed imparziale» delle toghe. Un colpo al cerchio e una alla botte.

Arrivano gli auguri. Il presidente del Senato Pietro Grasso sottolinea «competenza e autorevolezza» di Legnini. Al sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri (magistrato prestato alla politica) piace che il successore di Michele Vietti parli delle urgenti nomine ai vertici di tribunali, corti e procure, privilegiando «merito e professionalità». Donatella Ferranti, presidente Pd della commissione Giustizia della Camera, gli riconosce «saggezza e misura».