"Spaventati, ma non cambieremo vita"

Gli studenti italiani sono scossi. Però non vogliono rinunciare alla libertà

Roma - Assemblee, flash mob, cortei improvvisati, canzoni nell'ora di musica e sit-in nei cortili della scuola. Il minuto di silenzio richiesto dal ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, è stato osservato nelle scuole e negli Atenei di tutta Italia. Ma ai ragazzi italiani, soprattutto agli studenti più grandi che si sono riflessi negli occhi di Valeria Solesin e nella sua assurda morte, il silenzio non basta. Ai più piccoli in alcune scuole gli insegnanti hanno chiesto di esprimere la loro solidarietà attraverso i disegni ma già alle medie i ragazzi si sono dimostrati molto informati. A Roma nell'Istituto Comprensivo Mazzini, dalla materna alle medie, con la presenza di circa 200 stranieri la vicepreside, Carla Vincenzini, spiega che l' anno scorso è stato avviato un progetto di inclusione Evviva le culture mirato ad attività di recupero per gli alunni stranieri, frequentati anche da italiani e sono stati organizzati corsi anche per le famiglie. Forse è per questo che nelle classi anche mentre si parlava di Parigi nessuno ha fatto caso al fatto che il proprio compagno di banco potesse chiamarsi Mohamed o Abdul. Al Liceo Tasso è stata convocata un'assemblea straordinaria sabato. «Molti ragazzi erano scioccati -racconta la professoressa Antonella Fucecchi intervenuta in assemblea- Ho detto che per me l'Italia può trovare una terza via che è quella del dialogo e dell'apertura. Chiudersi sarebbe un errore gravissimo».

Il massacro durante il concerto, il tentativo, fortunatamente fallito di colpire i tifosi all'interno dello stadio hanno avuto un impatto diverso sugli universitari, coetanei non soltanto della maggioranza delle vittime ma anche degli attentatori. Nella notte tra venerdì e sabato molti ragazzi della Luiss, l'Ateneo romano di Confindustria, si sono organizzati spontaneamente subito dopo la notizia degli attacchi e sono andati davanti all'ambasciata di Francia a Palazzo Farnese a testimoniare la loro solidarietà. Umberto Scifoni e Giulia Mazzeschi che si occupano della rassegna stampa per Radio Luiss hanno anche cercato di valutare l'impatto di quanto è accaduto sulla loro vita. Entrambi hanno 19 anni e studiano Scienze politiche.

«Non ci eravamo mai sentiti così vulnerabili -racconta Umberto- Molti di noi erano preoccupati all'idea di andare a Piazza Farnese. La paura è reale ma comunque un migliaio di persone ha deciso di uscire e dare la sua testimonianza perchè la nostra vita quotidiana non deve cambiare. Credo dovremo convivere con questo sentimento di insicurezza senza perdere la nostra libertà». Giulia ed Umberto non la pensano nello stesso modo sulle conseguenze politiche. «Capisco la paura ma chiudere le frontiere non è giusto-dice Giulia- I rifugiati scappano dal nostro stesso nemico. Non possiamo abbandonarli ma anzi combattere insieme». Per Umberto invece le scelte più dure non sono più evitabili. «Occorre prendere in considerazione anche la chiusura delle frontiere come chiede Matteo Salvini -sostiene Umberto- Si deve valutare una chiusura temporanea. Vorrei ci fosse un segnale di presenza dello Stato, maggiori controlli. Penso con preoccupazioneagli Europei di calcio un evento enorme che si terrà la prossima estate».