Pd e M5s votano insieme Conte in Aula soltanto il 20

Bocciate le tre mozioni di Lega, Fi e Fdi che chiedevano un'accelerazione della crisi. Il centrodestra si ricompatta

L'Aula del Senato battezza l'inciucio tra Pd e Movimento Cinque stelle. I gruppi parlamentari dei democratici e grillini, a cui si accodano Leu e Autonomie, respingono la richiesta della Lega di esaminare e votare domani la mozione di sfiducia contro il governo Conte. L'Aula di Palazzo Madama boccia tutte le proposte di modifica del calendario. Confermando l'agenda dei lavori stabilita ieri a maggioranza dalla riunione dei capigruppo con il presidente Elisabetta Casellati. Le comunicazioni del premier Giuseppe Conte si svolgeranno il 20 agosto alle 15. Sono state respinte dall'Aula, con i voti contrari e compatti di Pd, M5s, Leu e Autonomie, tutte le proposte di modifica avanzate da Lega, Fi e Fdi. Nell'ordine, l'Aula ha bocciato la proposta della Lega di votare oggi alle 16 la mozione di sfiducia a Conte. Ha poi respinto la proposta di Forza Italia di votare già ieri la mozione di sfiducia al premier e, infine, ha detto no alla proposta di Fdi di votare comunque la mozione di sfiducia a Conte il 20, dopo le comunicazioni del premier. Il voto è avvenuto dopo l'intervento di Matteo Salvini e dei rappresentanti dei gruppi parlamentari.

Conte andrà in Senato il 20 agosto per le comunicazioni, il giorno dopo è previsto il suo intervento alla Camera mentre il 22 è calendarizzato il voto sul taglio dei parlamentari, sempre a Montecitorio. Ma già dopo l'intervento a Palazzo Madama Conte potrebbe salire al Colle per rassegnare le dimissioni, aprendo la crisi di governo. Confermati i due blocchi politici già emersi nella conferenza dei capigruppo. Il tabellone elettronico delle votazioni dell'Aula del Senato con le lucine rosse e verdi ad indicare i voti a favore e i voti contro una proposta, è perfettamente diviso in due e mostra tutte le lucine rosse di Pd, Leu e M5s a sinistra del tabellone accendersi a conferma del voto compatto contro le proposte del centrodestra di anticipare la mozione di sfiducia a Conte. Stesso discorso di «compattezza» per le lucine verdi: Lega, Fdi e Fi votano sì a tutte le loro proposte di modifica del calendario. Unica «eccezione» il voto dell'ex M5s Martelli, ora al gruppo Misto, che ha invece votato con il centrodestra.

Asse che ha visto esultare l'ex presidente del Senato Pietro Grasso: «Come previsto, il Senato non si lega al senatore ministro Salvini (che non è presidente di nulla). La crisi di governo sta tornando sui binari istituzionali, quelli in cui il Parlamento conta più del PapeeteBeach», scrive su Twitter. La seduta a Palazzo Madama conferma, dunque, la convergenza tra Pd e Cinque stelle. Anche se ieri, il leader della Lega Matteo Salvini, nel suo intervento, ha spiazzato gli ex alleati grillini, dichiarandosi pronto a votare il taglio dei parlamentari per andare poi al voto. Una mossa che sembrerebbe stoppare la trattativa tra Luigi di Maio e Nicola Zingaretti per un governo tra grillini e pentastellati. E proprio sul taglio dei parlamentari, il M5S chiederà la convocazione straordinaria della Camera per votare la riforma. È un precedente assoluto. Infatti, l'articolo 62 della Costituzione («Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre. Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo presidente o del presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti») non e' mai stato utilizzato per chiedere la convocazione urgente dell'Aula su provvedimenti di riforma costituzionale e, comunque, non è stato mai utilizzato per ottenere l'esame e il voto su provvedimenti.

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Mer, 14/08/2019 - 11:26

Questa non é una "democrazia". Lo era ancora quella che aveva visto il grande successo elettorale di M5S, anche se discutibile. Ma non é più "democrazia" quella esibita in questi giorni, in un'Italia dove si ignora totalmente il recente crollo di M5S in occasione delle elezioni europee. Il popolo elettore vi ha mostrato grande "stima" verso Salvini, risultato largamente vincitore nelle "europee", ma ciò avrà rilievo solo nella UE, mentre il partito M5S potrà sgovernare liberamente nel bel Paese, proprio contro colui che vi ha appena ottenuto un grande successo elettorale. Questa non é una democrazia. Al Quirinale dovrebbero ragionarci sopra. Sempre che questa sia veramente una "democrazia", cioè "governo del Popolo", ovviamente nella sua maggioranza politica espressa in libere elezioni.