Perde al Gratta e vinci: rimborsato

Compra a vuoto 255 tagliandi e fa ricorso: gli danno 3mila euro

Enza Cusmai

Chi ha giocato «gratta e vinci», perso fiumi di soldi senza mai vincere un euro usando tagliandi che non riportano sul retro le probabilità di vincita e non mettono in guardia sui rischi da dipendenza indotto dal gioco, può chiedere il rimborso di tutti i biglietti utilizzati che ha ovviamente conservato. Per un occasionale giocatore la somma potrebbe rappresentare una miseria ma per i maniaci del «grattino» diventano dei bei soldoni da intascare per leccarsi le ferite di giocatore incallito e pure iellato.

Il procedimento non è complesso. Basta fare ricorso al giudice di pace che di sicuro dà ragione all'assiduo acquirente di tagliandi, bacchettando la società Lottomatica per inadempienza. E restituisce al giocatore le spese sostenute. Ma niente di più. I danni morali non sono contemplati. «Purtroppo siamo in Italia e dobbiamo accontentarci commenta l'avvocato Paolo Siniscalco - Se fossimo negli Stati Uniti i giudici concederebbero fior di risarcimento». Invece qui i giudici di pace, rimborsano (almeno) i giocatori sfortunati. E sono già dieci le cause vinte dagli affezionati delle tabaccherie. Tutti sostenuti da Siniscalco, agguerrito legale esperto di contratti di gioco che ha fatto addirittura pubblicità a Salerno per mettere in guardia i fanatici del tagliandino. «I gratta e vinci sono irregolari, non rispettano la legge Balduzzi contro la ludopatia, vanno tolti dalla circolazione. Sono ingannevoli». E qualcuno si è timidamente messo in contatto con Siniscalco. Come Il 29 enne salernitano malato di gioco che questa volta ha vinto la sua partita. Ma in tribunale.

Nella sua storia di giocatore compulsivo ha collezionato ben 255 tagliandi di lotterie istantanee acquistati in dodici mesi zeppi di frustrazioni e di perdite. Risultato: tremila euro di spese e tanta frustrazione. Da qui la decisione di fare causa a Lottomatica che ora dovrà rimborsargli i 3000 euro spesi. Il giudice di pace del tribunale di Vallo della Lucania ha infatti accolto, con sentenza immediatamente esecutiva, il ricorso del giocatore, condannando le Lotterie con questa motivazione: «I biglietti, acquistati presso ricevitorie autorizzate, non recavano l'indicazione della probabilità di vincita e l'avvertenza sul rischio di dipendenza dalla pratica dei giochi con vincite in danaro in violazione della norma contenuta nel decreto Balduzzi. Per questo motivo i contratti di acquisto con le Lotterie possono essere ritenuti nulli». Ma l'avvocato Paolo Siniscalco ne ha da raccontare. «Una signora di 65 anni ha ottenuto 4 mila euro di rimborso. Ma avrà giocato molto di più senza tenere da parte i tagliandi».

La battaglia di Siniscalco parte dal 2012 e solo ora prova soddisfazione nel vedere la diffusione di nuovi tagliandi con le indicazioni a norma di legge: «Si sono decisi a fare le scritte, finalmente. Ma in giro ci sono ancora milioni di tagliandi del vecchio stampo tutti da portare davanti a un giudice».