Persino la previdenza dei cronisti vuole imbavagliare i giornalisti

Dall'Inpgi raffica di querele. L'Ordine: aggressività scioccante

Milano Magistrati e politici, ma anche uomini di sport e di spettacolo: l'elenco delle categorie che amano cercare di imbrigliare i giornalisti scomodi sommergendoli di querele e richieste di risarcimenti è ampio e variegato. Degli effetti intimidatori che queste azioni legali sortiscono sulla libertà di stampa si parla da tempo. E così desta qualche stupore apprendere, come rivela ieri il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia, che all'elenco si è aggiunto anche l'Inpgi: ovvero l'ente previdenziale proprio dei giornalisti, un istituto che dalla esistenza di una stampa libera trae in teoria la sua ragion di essere. E che invece ha fatto partire una raffica di citazioni contro giornalisti colpevoli solo di avere raccontato il brutto pasticcio giudiziario che ha coinvolto l'ex presidente dell'Inpgi stesso, processato e poi assolto per corruzione a Milano per avere investito i fondi dell'ente previdenziale attraverso una finanziaria assai disinvolta, la Sopaf dei fratelli Magnoni.

Ieri il presidente dell'Ordine lombardo, Alessandro Galimberti, parlando come presidente dell'Unione nazionale dei cronisti, ha manifestato il suo stupore per la valanga di cause avviate dall'Inpgi, che avrebbero investito in totale quattordici giornalisti con una richiesta di danni complessiva superiore al milione di euro. A venire citati per danni sono giornalisti di testate importanti e robuste ma anche reporter indipendenti come quelli del blog Giustiziami, che se venisse condannato dovrebbe chiudere i battenti.

Qual è la colpa che il nuovo presidente dell'Inpgi, la giornalista del Sole 24 Ore Marina Macelloni, rinfaccia al piccolo blog? Avere sottolineato la stranezza del comportamento processuale dell'istituto che nonostante fosse stato individuato dalla Procura come parte offesa della vicenda, non si era costituito parte civile contro il presidente Camporese, a differenza di quanto fatto dagli altri enti previdenziali coinvolti nella truffa. Dubbio legittimo, tanto che dopo la pubblicazione dell'articolo l'Inpgi ruppe gli indugi e si costituì in giudizio.

Diritto di cronaca e diritto di critica: tutto sembrava rientrare nei canoni classici della libertà di stampa cui da sempre i giornalisti si richiamano. Ma l'ente dei giornalisti evidentemente è di diverso avviso, e fa partire le richieste di risarcimento: oltretutto, secondo il consigliere Inpgi Nicola Borzi, senza che la delibera sull'azione legale venisse resa nota al consiglio generale dell'Istituto. «Sembra davvero incoerente - ha detto Galimberti - che l'Inpgi faccia pubbliche professioni in difesa della professione in Italia e all'estero e polemizzi contro le querele temerarie che condizionano la professione, e poi sia essa stessa a fare partire citazioni a giudizio contro forme di critica assolutamente pertinenti. È scioccante che l'ente cui tutti i giornalisti devono essere iscritti compia una azione così aggressiva da avere un effetto deterrente sulla tranquillità e l'autonomia dei colleghi chiamati in causa».