Poeti, atei e comunisti Il fascino della storia nel cimitero Acattolico

Al Testaccio nei «prati del popolo» sepolti artisti ed «esclusi». Oggi è un museo a cielo aperto

Roma Il caos perpetuo della stazione Ostiense, il traffico e gli scooter che corrono a zig zag sono solo a pochi metri, subito al di là del muro, ma qui regna un silenzio quasi perfetto, rotto solo dal vento che soffia tra le siepi di alloro e tra gli alti cipressi e dai piccioni che tubano. Nulla che disturbi il riposo dei tanti gatti che da secoli vivono qui, passeggiando pigri lungo i vialetti circondati dalle rose o stendendosi languidi sulle lapidi. Persino il sole caldo del luglio romano arriva filtrato, meno aggressivo tra le pittoresche tombe del cimitero Acattolico, il luogo che il non credente Andrea Camilleri ha scelto come ultima dimora.

Un luogo affascinante della Capitale, nascosto nel centro di Roma all'ombra della piramide Cestia, marmoreo simbolo di questo luogo ai piedi del Monte dei Cocci dedicato alla sepoltura di quanti, non credenti o non cattolici (e spesso stranieri), negli ultimi tre secoli hanno, loro malgrado, scelto la Città eterna per passare a miglior vita.

Sotto la piramide alcuni membri della corte Stuart in esilio a Roma chiesero di esser seppelliti a Papa Clemente XI, nel 1716, per evitare proteste e contumelie del popolo fedele e integralista dell'epoca, ottenendo il nullaosta del Pontefice. Gli inglesi vennero presto imitati da altri stranieri, dignitari in servizio a Roma, artisti o giovani rampolli di tutta Europa morti nella Capitale mentre erano alle prese con il Grand Tour. Anno dopo anno, espansione dopo espansione, il cimitero ora ospita i resti mortali di circa 4mila persone: tedeschi e britannici soprattutto, ma pure americani e asiatici.

Tra i defunti, molti nomi noti e tanti monumenti funebri di grande livello artistico hanno trasformato l'Acattolico in un frequentato museo all'aperto, meta di pellegrinaggi laici sulla tomba di Gramsci (sepolto qui anche se battezzato perché «ospite» della tomba concessa alla famiglia russa ortodossa della moglie, Giulia Schucht), o di appassionati lettori dei versi di Keats e di Shelley, che riposano fra rose e mirti. Tra i pellegrini, per dire, c'è stato pure Pier Paolo Pasolini, che davanti alla semplice lapide del filosofo marxista ha scritto Le ceneri di Gramsci e che nella poesia cita pure Shelley, segno evidente che quel giorno del 1954 Pasolini doveva essersi imbattuto anche nella tomba del poeta romantico inglese.

La vocazione internazionale del cimitero si riflette nella gestione, affidata alle 15 ambasciate con la maggior parte dei connazionali sepolti qui: Australia, Canada, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Norvegia, Olanda, Regno Unito, Russia, Sudafrica, Svezia, Svizzera e Usa. E ai non cattolici di queste nazionalità, se morti mentre erano residenti in Italia, il cimitero riconosce il diritto alla sepoltura. Per gli altri, italiani compresi, a meno che non sia compagno, coniuge o figlio di qualcuno già sepolto qui, tocca fare domanda al presidente dell'assemblea degli ambasciatori. Che non sempre concede il placet. Come cinque anni fa, quando fu negato il permesso di seppellire qui i «gappisti» Carla Capponi e Rosario Bentivegna. Ci sono, invece, la poetessa Amelia Rosselli, suicida a Roma nel '96, Carlo Emilio Gadda, il fisico Bruno Portecorvo. E, da oggi, anche il papà del commissario Montalbano.