Il politically correct? La forma perfetta di lavaggio del cervello

In Dopo l'occidente (BUR, 2012), Ida Magli rifletteva sul declino all'apparenza inarrestabile della nostra società, schiacciata da istituzioni senza volto (l'Ue), dall'immigrazione selvaggia, dalla cattiva finanza e dal conformismo. Gravissime le responsabilità del politicamente corretto.

di Ida Magli

Il «politicamente corretto» costituisce ovviamente la forma più radicale di «lavaggio del cervello» che i governanti abbiano mai imposto ai propri sudditi. La corrispondenza pensiero-linguaggio è infatti praticamente automatica. Inserire una distorsione concettuale in questa corrispondenza significa impadronirsi dello strumento naturale di vita cui è affidata la specie umana: l'adeguamento del sistema logico cerebrale alla percezione. "D'altra parte sono i governi attuali che impongono ai propri sudditi questo tipo di comportamento, anch'esso in qualche modo incluso nel «politicamente corretto». L'obbligo ad acquisire, attraverso le norme linguistiche, un sistema di giudizio non corrispondente alla realtà alla realtà così come viene automaticamente percepita ha come prima conseguenza che nessuno s'incontri mai con l'altro in ciò che pensa, costretto a passare sempre attraverso la realtà stabilita dal Potere. Questo sistema ha stravolto, falsificandoli, i rapporti fra i popoli, cancellando qualsiasi possibilità di scambio, di aiuto, di fecondazione culturale reciproca. Politicamente corretto Il «politicamente corretto» costituisce ovviamente la forma più radicale di «lavaggio del cervello» che i governanti abbiano mai imposto ai propri sudditi. La corrispondenza pensiero-linguaggio è infatti praticamente automatica. Inserire una distorsione concettuale in questa corrispondenza significa impadronirsi dello strumento naturale di vita cui è affidata la specie umana: l'adeguamento del sistema logico cerebrale alla percezione della realtà nella formulazione linguistica dei concetti, impedendone così anche qualsiasi cambiamento e trasformazione.

Non sappiamo chi sia stato a ideare un tale strumento di potere per dominare gli uomini e indurli a comportarsi secondo la volontà dei governanti, evoluzione terrificante di quella che un tempo si chiamava «censura». Terrificante soprattutto perché la censura non è più visibile come tale, nessuno ne è più consapevole: è stata introiettata. È probabile, però, anzi quasi certo, che il laboratorio dal quale è partita l'idea, e la definizione ad hoc, anch'essa iniquamente falsificatrice, di «politicamente corretto», debba trovarsi negli Stati Uniti d'America, anche se nessuno ce ne ha mai parlato. Si tratta in ogni caso del frutto di una intelligenza sadico-criminale che non ha confronti nella storia, messa al servizio di un governo che possiede una larghissima influenza su tutti i governi d'Occidente e, sia pure in forma attenuata, su tutti i governi del mondo; e che ha quindi potuto con facilità portare ovunque il nuovo «ritrovato». Nessuna voce critica, che io sappia, nessuna protesta, nessuna denuncia si è alzata nei confronti di chi ha, con l'improntitudine di un potere assoluto, imposto il primato del potere politico sul pensiero e sul linguaggio, definendolo esplicitamente come tale: politicamente corretto. Non: «corretto» dal punto di vista politico, ma «corretto» dal Potere. Politica e Potere sono la stessa cosa.