Popolari, quei tre punti oscuri sul gioco di mano del governo

Il ricorso al decreto legge, i sospetti di insider trading e le strane anomalie I cittadini meritano risposte, non le frasi di circostanza di Palazzo Chigi

Jobs Act e investment compact : siamo tornati all'inglesorum di palazzo Chigi, definito da Guido Rossi ai tempi di D'Alema come «L'unica merchant bank in cui non si parla inglese». Oggi parliamo di Investment compact, balzato agli onori della cronaca per il pasticcio della riforma delle banche popolari. Le «questioni», di metodo e di merito, aperte sono diverse: 1) il ricorso, da parte del governo, allo strumento del decreto legge; 2) il rischio di insider trading e le altre indagini in corso 3) il merito della norma.

IL RICORSO AL DECRETO LEGGE La vicenda del decreto di riforma delle banche popolari rappresenta o rischia di rappresentare una delle pagine più oscure del governo Renzi. È di venerdì 16 gennaio, a chiusura dei mercati, la prima agenzia di stampa che annuncia l'imminente provvedimento. E la prima informazione ufficiale si riferisce, come affermato dal sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta in Parlamento, a una comunicazione che il presidente del Consiglio fa al suo partito, nel corso della riunione della direzione del Pd alle 17.30. Appare già strano che su una materia tanto sensibile un presidente del Consiglio decida di anticipare i contenuti e l'uso del decreto legge in una riunione di un club privato. Tanto più che inizialmente la riforma doveva essere prevista all'interno del disegno di legge sulla concorrenza ma, invece, improvvisamente, è diventata particolarmente urgente. Il 20 gennaio il consiglio dei ministri dà via libera al decreto che, effettivamente, contiene la norma che impone alle banche popolari con attivo superiore a 8 miliardi di euro la trasformazione in società per azioni. Il governo, quindi, ha avuto la «sfrontatezza» di imporre per decreto una rivoluzione nella governance di un sistema che, negli anni della crisi e del credit crunch , è stato l'unico a ridare fiducia e credito a famiglie e imprese. Imposizione, quella del governo, priva di presupposti di necessità e urgenza, fondamentali, pena l'incostituzionalità del provvedimento, per poter emanare un decreto legge.

IL RISCHIO DI INSIDER TRADING Un altro aspetto della vicenda sono gli effetti che la notizia della riforma ha avuto sui mercati finanziari, con rialzi a due cifre di tutte le banche coinvolte. Non può, quindi, passare in secondo piano il dubbio di azioni promosse, in maniera consapevole e attenta, a seguito, evidentemente, dell'entrata in possesso di informazioni privilegiate. Ciò che si prefigura davanti ai nostri occhi e agli occhi dei cittadini è, pertanto, l'immagine di un governo che si presta, di fatto, a varie mani: mani che prendono informazioni, mani che cambiano testi all'ultimo momento, mani che scrivono all'ultimo momento, mani invisibili, mani di fata che, in realtà, hanno un ruolo chiave nell'attività dell'esecutivo.

IL MERITO DELLA NORMA Come sottolineato più volte dal governo, anche Fondo monetario internazionale, Commissione europea e Banca d'Italia hanno segnalato i rischi che il mantenimento della forma cooperativa determina per le banche popolari maggiori, quali: 1) la scarsa partecipazione dei soci in assemblea; 2) gli scarsi incentivi al controllo costante sugli amministratori; 3) la difficoltà di reperire nuovo capitale sul mercato e, quindi, di assicurare la sussistenza dei fondi che potrebbero essere necessari per esigenze di rafforzamento patrimoniale.

In particolare, in un working paper dal titolo «Reforming the Corporate Governance of Italian Banks» , il Fondo Monetario Internazionale sosteneva la necessità per le banche popolari più grandi di trasformarsi in società per azioni. Le banche popolari nascono con un raggio di azione limitato ad aree geografiche definite, ma oggi la loro struttura attuale pare, agli occhi del Fmi, inadeguata, in quanto questo tipo di istituto di credito opera a livello nazionale e internazionale, e alcune di esse sono addirittura quotate in Borsa. Secondo il paper del Fondo, la riforma delle banche popolari migliorerebbe la governance di tali istituti.

L'ANOMALIA DELLA SOGLIA DEGLI 8 MILIARDI DI ATTIVO Ma attenzione, né il Fondo monetario internazionale né la Banca d'Italia individuavano una soglia oltre la quale far intervenire la riforma. Ci si limitava a riferirsi agli istituti di maggiori dimensioni o quotati in Borsa. Quanto all'idoneità della soglia dimensionale prescelta, individuata dal provvedimento normativo in 8 miliardi di euro di totale attivo, il governo giustifica la sua scelta dimensionale come «equidistante tra il gruppo delle banche popolari quotate e il gruppo delle banche popolari più piccole». Tuttavia, tale soglia non trova riscontro in alcuna normativa esistente, primaria o secondaria, nazionale o internazionale. Sarebbe ben più fondato restringere l'ambito di applicazione della norma solo alle banche popolari quotate ed elevare la soglia a 30 miliardi. Una ulteriore soluzione alternativa potrebbe essere anche quella di prevedere una soglia di 20 miliardi di euro per le banche che, a decorrere dall'anno 2014, hanno effettuato acquisizioni e/o fusioni. Inoltre, sempre per queste banche, andrebbe concesso un termine più ampio per adeguarsi alla nuova disciplina, elevando i diciotto mesi attualmente previsti dalla normativa transitoria a quattro anni.

Sul tema delle popolari e sul tema delle riforme, in Europa si discutono dossier da almeno dieci anni. E il tema non è solo italiano, anzi. Non riguarda neanche tanto l'area sud dell'Europa, ma, al contrario, soprattutto l'area nord dell'Europa: quella tedesca e olandese. Il fatto che se ne discuta da almeno dieci anni fa riflettere del perché non si sia ancora deciso in maniera drastica, tranchant, nonostante gli stimoli, gli incentivi, le richieste da parte dell'Unione europea nel merito.

Quindi, nulla quaestio sul tema, sul merito del tema, che cioè debolezza, autoreferenzialità, inefficienza siano elementi da trattare e da superare. Il problema è il modo. Noi chiediamo al governo di fare chiarezza in merito alle ombre dell' insider trading che circondano le vicende che hanno portato all'emanazione del decreto legge di riforma delle banche popolari. Vanno inoltre chiariti quei passaggi che hanno indotto il governo a decidere di procedere su un tema così delicato e complesso con lo strumento del decreto legge, tra l'altro proprio in un lasso di tempo in cui la presidenza della Repubblica era vacante.

In sintesi, il Paese non solo vuole chiarezza, ma anche una buona riforma che non distrugga o porti alla svendita di una cultura economica e finanziaria che è patrimonio del paese. La chiarezza non è certamente venuta da Matteo Renzi, nella sua ultima performance a Porta a Porta , quando si è limitato a dire alcune ovvietà (chi deve pagare paghi, chi è responsabile risponda, ecc.: concetti più degni di Chance, il giardiniere dello strepitoso Peter Sellers). Caro Renzi-Chance, la moglie di Cesare non solo deve essere onesta, ma anche apparire tale.

Commenti

unosolo

Dom, 22/02/2015 - 09:06

stiamo attenti questo governo è pericoloso per la nostra economia , presto metteranno un limite massimo di contanti obbligheranno i piccoli commercianti e non solo a istallare la postazione POS del pagamento , quindi altri soldi alle banche .E di conseguenza porteranno aumenti di costi della merce che essa sia di genere alimentare , elettronica , laniera , oggettistica e anche nei mercatini , praticamente ci tolgono i soldi dalle tasche.

magnum357

Dom, 22/02/2015 - 09:52

bene bene, otterranno l'effetto opposto: chiusura delle imprese, diminuzione della domanda (la gente non è stupida come renzifonzie crede che sia), aumento della disoccupazione. disordini sociali, aumento di furti e rapine e maggiore insicurezza in generale !!! Altro che jobs act, quella è una ciabatta !!

angelomaria

Dom, 22/02/2015 - 10:07

IM VERO MERITIAMO PIU'CHE RISPOSTE TUTTE LE VERITA DAL SANGUE DEI VINTI AD OGGI!!

angelomaria

Dom, 22/02/2015 - 10:07

IM VERO MERITIAMO PIU'CHE RISPOSTE TUTTE LE VERITA DAL SANGUE DEI VINTI AD OGGI!!

angelomaria

Dom, 22/02/2015 - 10:11

EDOPO LE ULTIME MANIPOLAZIONI IN BORSA COME'CHE SI DICEINSIDETRADIND LE AVREMO VISTE TUTTE O IL RENZI HA DIMENTICATO QUALCHE ALTRO AMICO O PARENTE!!!

angelomaria

Dom, 22/02/2015 - 10:17

ED OGNI GIORNO CHE PASSA LE MIE ORIGINI ITALIANE DIVENTANO UN'EREDITA SEMPRE PIU'PESANTE!!!

Ritratto di 02121940

02121940

Dom, 22/02/2015 - 10:38

Frasi di circostanza da Palazzo Chigi? Magari fosse! In realtà dalla bocca del furbetto si rovescia sul bel paese una marea di chiacchiere che stordendo il popolo bue fanno credere che il governo stia lavorando per lui, cioè per il popolo ignaro che soffre e paga.

masbalde

Dom, 22/02/2015 - 10:41

Renzi e la Boschi l'hanno fatta grossa: insider trading tramite i loro amici finanzieri attraverso la Borsa di Londra. Così si sono finanziati di oltre dieci milioni per comprare i voti in parlamento. Ma la Magistratura dorme o fa finta di essere impotente. Se lo avesse fatto Berlusconi....

Ritratto di massacrato

massacrato

Dom, 22/02/2015 - 11:26

E' un governo insuperabile; parla di cento cose, ma almeno poi 2 le fa: quella che non serve e quella sbagliata. Italiani, avanti tutta, che l'Italia è ormai distrutta.

bisesa dutt

Dom, 22/02/2015 - 13:19

Fitto Presidente; Fitto Presidente; Fitto Presidente; Fitto Presidente; Fitto Presidente.......;Fitto Presidente

gonggong

Dom, 22/02/2015 - 13:27

E NOI NON ARRIVIAMO ALLA FINE DEL MESE,MENTRE QUESTI PARASSITI,SE LA CANTANO E SE LA SUONANO,E COSA DIRE DELLA "MARCEGAGLIA " PROMOSSA A CAPO DELL'ENI A PRENDERE FIOR DI EURO AL MESE,DOPO CHE NELLA MIA CITTA, HA CHIUSO UNO STABILIMENTO,DOPO AVER PROSCIUGATO I CONTI DEGLI OPERAI ,TOGLIENDOLI LA MOBILITA ,E USUFRENDO DI AIUTI STATALI, COMPLIMENTI A TUTTI QUELLI CHE HANNO VOTATO QUESTI CAMPIONI DI FURBIZIA.

mifra77

Dom, 22/02/2015 - 15:50

Le uniche questioni di merito e di metodo, sono quelle di favorire sottobanco(e neanche tanto) gli amici ed arraffare anche le briciole. Tutto il resto è fuffa!