Presunta truffa sui rimborsi sanitari I vertici del San Raffaele nel mirino dei pm

MilanoNon c'è pace per il San Raffaele. Dopo le inchieste degli ultimi anni e il rischio di fallimento scongiurato nel 2012 grazie ai 405 milioni versati dal gruppo San Donato, la casa di cura milanese - uno dei centri di eccellenza italiani - torna nella bufera. Ieri, infatti, la Procura del capoluogo lombardo ha notificato l'avviso di conclusioni delle indagini a due amministratori dell'ospedale, al direttore sanitario e a sei primari, tra i quali figura anche Alberto Zangrillo, direttore dell'unità di anestesia e rianimazione nonché medico personale dell'ex premier Silvio Berlusconi. Per tutti l'accusa è di truffa aggrava al sistema sanitario e falso. Secondo i pm, sarebbero stati circa 4mila gli interventi chirurgici «non conformi», durante i quali uno specializzando avrebbe sostituito un anestesista o un chirurgo professionista in sala operatoria, oppure sarebbe mancato il primo operatore, violando così le norme regionali sull'accreditamento. In questo modo, truccando i registri di sala e le autocertificazioni quadrimestrali, in via Olgettina avrebbero ottenuto rimborsi indebiti per 28 milioni di euro in tre anni, dal 2011 al 2013.

Stando alle indagini del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, coordinato dal pm Giovanni Polizzi, nelle unità operative di cardiochirurgia (diretta da Ottavio Alfieri, ora indagato), chirurgia toracica (Piero Zannini), chirurgia vascolare (Roberto Chiesa), urologia (Patrizio Rigatti fino all'ottobre 2012, Francesco Montorsi dal novembre successivo) e anestesia (Alberto Zangrillo) non sarebbe stato rispettato il numero minimo e le qualifiche dei medici «che - si legge nell'avviso di conclusione delle indagini - devono essere presenti per ogni tipo di intervento, facendo per contro apparire assolti tali requisiti attraverso registri operatori riportanti equipe in apparenza regolarmente costituite ma con chirurghi e/o anestesisti presenti contestualmente in più sale operatorie». Ancora, gli amministratori (Mario Valsecchi e Nicola Bedin, raggiunti dall'avviso di garanzia) avrebbero attestato «il rispetto di tali requisiti di accreditamento sia con le richieste di rimborso relative a ogni intervento che con le autocertificazioni quadrimestrali relative al mantenimento dei requisiti di accreditamento previsti dalla normativa». Infine, sono stati indagati per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti anche la Fondazione Monte Tabor, nella persona del legale rappresentante Claudio Macchi, e l'ospedale San Raffaele, in persona del legale rappresentante Gabriele Pelissero. E mentre il Codacons annuncia che si costituirà parte offesa nel procedimento, i sindacati denunciano «le falle del sistema dei finanziamenti», e la Corte dei conti indaga per danno erariare, i primari sotto inchiesta si dicono «indignati e sconcertati per un'accusa radicalmente inventata». Da via Olgettina, infine, contestano «radicalmente le accuse perché insussistenti sia in punto di fatto che relativamente alla disciplina amministrativa dell'accreditamento. Le prestazioni sono state eseguite secondo le migliori tecniche e i più aggiornati protocolli internazionali». Il San Raffaele, infine, «conferma la piena fiducia nell'alta qualità professionale dei propri primari e di tutti coloro che partecipano alle attività cliniche».