Il programma M5s-Lega incendia Piazza Affari. Torna a salire lo spread

La bozza del contratto fa perdere il 2% in Borsa E la richiesta di sconto alla Bce non rassicura

Nel falò delle vacuità economiche di pentastellati e Lega brucia Piazza Affari assieme ai Btp. Rendere pubblica una vecchia bozza in cui si chiede alla Bce di rottamare 250 miliardi di euro del nostro debito, è stato come stuzzicare un alveare. Col risultato di far tracollare del 2,32% la Borsa, vedere l'indice Ftse-Mib scendere sotto la soglia di galleggiamento dei 24mila punti e le banche accusare un ribasso collettivo del 3,7% anche per effetto di uno spread tra Btp e Bund tornato a sfondare il muro dei 150 punti (151 in chiusura). Sono venti in più rispetto a mercoledì, e costano cari: il rendimento dei titoli decennali è salito dall'1,95% dell'altroieri al 2,12%. Insomma: debito più salato.

Eppure, nonostante tutto, malgrado gli ondeggiamenti politici, le riunioni inconcludenti fra Salvini e Di Maio e un governo che ancora non c'è, manca il panico, non si vedono corse dissennate a disinvestire. Lo dimostra quel tesoretto dell'8% messo da parte, dal giorno dopo le elezioni e fino a ora, dal mercato azionario; una dote che ha retto perfino durante le fibrillazioni politiche dell'ultimo mese, periodo in cui il guadagno è stato superiore all'1,7%. Niente a che vedere, quindi, con l'impallinamento furioso e distruttivo del 2011 contro il made in Italy, nessuna restaurazione della dittatura dello spread grazie allo scudo di protezione offerto dall'Eurotower.

Ma la misura pare ormai colma. Ai mercati servono certezze per investire, punti fermi su tutto ciò che riguarda le politiche economiche: da come si pensa di sostenere la crescita, fino alla riduzione del macigno debitorio. Qui non è questione di complotti e ritorsioni, qui non ci sono in ballo avversioni di natura politica: si tratta, molto semplicemente, di soldi. Tanti soldi. Ora: quasi 700 miliardi di euro del debito pubblico tricolore sono nelle mani di investitori stranieri. Come pensate si sentano leggendo dell'intenzione, benché poi superata, di Lega e Cinquestelle di tirare un tratto di penna rossa su 250 miliardi di Btp ritenuti, a torto, nei caveau della Bce, quando in realtà sono per lo più in pancia a Bankitalia? Forse non si spaventano di fronte alla prospettiva che, prima o poi, questa stessa soluzione di alleggerimento del debito possa essere replicata su più larga scala?

Il punto è però anche un altro: se vuoi rovesciare il tavolo europeo, ne deve almeno conoscere le regole. Almeno quella che, in base al Trattato di Maastricht, impedisce all'Eurotower di finanziare direttamente gli Stati. Accusa che, peraltro, Mario Draghi si è sentito a più riprese rivolgere dai tedeschi e dai suo alleati un attimo dopo aver reso operativo il piano di acquisto titoli. Il Qe, la vera museruola dello spread, è l'unica vitamina che ha permesso all'Italia di ritrovare una crescita, per quanto anemica, nonostante le politiche economiche condotte dal centro-sinistra nel pieno rispetto dell'ortodossia europea. Le stesse che hanno combinato disastri ovunque, con l'appoggio di Fondo monetario e Ocse, in un cocktail micidiale fatto di tagli lineari alle spese, riforme sanguinose del mercato del lavoro e delle pensioni, crollo del potere d'acquisto. È per la correzione di queste politiche squilibrate, è per l'annullamento delle asimmetrie di trattamento, quelle che hanno per un decennio permesso alla Francia di infischiarsene del deficit e alla Germania di accumulare surplus miliardari, che si devono semmai battere i pugni sui tavoli di Bruxelles. Il resto, tipo lo sbianchettamento del debito, è roba psichedelica che non trovi nemmeno in Alice nel Paese delle meraviglie.