Pronta la riforma del governo: così cambieranno le pensioni

Rispetto ai 66,7 anni previsti si potrà uscire dal lavoro anche 3 anni prima con un taglio fino al 4% calcolato in base al reddito. Saranno coinvolte le banche e l'Inps per garantire gli assegni

Roma - Decurtazioni in base al reddito fino a un massimo del 4% per ogni anno di anticipo della pensione rispetto ai 66,7 anni di età. Coinvolgimento di banche e Inps, contributo anche da parte dei datori. Poi un ritorno a diversi canali per accedere alla flessibilità, anche se leggermente diversi rispetto a quelli annunciati dal sottosegretario Tommaso Nannicini: quello ordinario con le penalizzazioni, quello per i lavoratori costretti a lasciare il posto e infine i dipendenti pubblici. La riforma non è ancora ufficiale, ma il governo si prepara a presentare ai sindacati un piano organico.

L'Ape, sigla dell'anticipo pensionistico del governo Renzi, prevede intanto in via ordinaria la possibilità di anticipare di tre anni il ritiro dal lavoro. Quindi pensione a 63 anni e sette mesi, ma con una decurtazione che varia a seconda dell'importo dell'assegno (o del reddito complessivo). Per le pensioni più ricche il taglio può essere del 4%, quindi 12% per tre anni di anticipo, limitato alla parte retributiva della pensione. Possibile che con le ultime limature (e le verifiche della Ragioneria dello Stato), la penalizzazione cresca. Per i redditi più bassi o per le pensioni fino ai 1.500 euro lordi il taglio si riduce fino all'1%.

Ad anticipare l'assegno ai lavoratori che si ritirano prima saranno le banche e l'Inps. Una volta raggiunti i requisiti, saranno gli stessi pensionati a restituire la somma, con gli interessi a carico dello Stato. Questo aspetto è ancora aperto. Le banche potrebbero avere anche il ruolo di erogatore degli assegni. Nannicini tempo fa ha parlato di un «mercato degli anticipi», ma i sindacati sono contrari. Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha parlato di un regalo alle banche, mentre il leader della Cisl Annamaria Furlan ha proposto che le banche rinuncino agli interessi, anche parzialmente.

Per evitare uno stop dall'Ue, il governo aveva pensato di limitare la flessibilità ai nati tra il 1951 e il 1953, per poi lasciare aperta la possibilità di confermare la misura alle coorti successive. Ma è possibile che alla fine si scelta una soluzione per tutti.

Negli ultimi passaggi a Palazzo Chigi si era perso un po' per strada l'idea di una riforma a tre canali. Ma ai sindacati che giovedì hanno manifestato proprio sulle pensioni il governo dovrà presentare delle soluzioni specifiche per le crisi aziendali. Quindi sta rispuntando l'anticipo per i lavoratori licenziati individualmente o per ristrutturazioni, con il costo ripartito tra Stato e datori di lavoro. Ma c'è il rischio che così si faccia aumentare il costo del lavoro e anche quello che aziende e lavoratori ne approfittino, simulando licenziamenti.

Poi c'è il capitolo statali. Anche ai dipendenti pubblici sarebbe riservata la possibilità di anticipare, ma sono possibili penalizzazioni più forti.

Il governo ha intenzione di ascoltare i sindacati nell'incontro di martedì 24 maggio. Ma nelle eventuali modifiche peseranno soprattutto le indicazioni del ministero dell'Economia, per evitare uno stop dalla Commissione europea. Il passaggio parlamentare non sarà comunque indolore. Il presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano (Pd), ha parlato di un «vittoria», visto che la riforma è stata in qualche modo avviata, ma il piano del governo «va corretto». Va fatto «un confronto in Parlamento nelle commissioni. La proposta del governo dovrà essere corretta in almeno quattro punti». Per l'esponente Pd ed ex ministro la penalizzazione è troppo forte, l'Inps deve rimanere «unico ufficiale pagatore» e l'anticipo deve essere esteso a quattro anni.

Commenti
Ritratto di tempus_fugit_888

tempus_fugit_888

Sab, 21/05/2016 - 08:25

Con i emi che corrono. il numero di persone che volontariamente lascerà il lavoro tre anni prima sarà assolutamente irrilevante. La riforma è fumo negli occhi, un giochetto dell'illusionista fiorentino, un NULLA trasformato in QUALCOSA.

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roberta martini

Sab, 21/05/2016 - 09:08

Se io ho diritto a tot di pensione, perchè questo diritto è maturato con il mio lavoro, (non come certi onorevoli?), se il mio reddito è alto, prendero' la mia pensione ugualmente. Se vado in pensione prima, sarà una somma decurtata degli anni che mi mancano al termine.E' lo Stato, con un suo fondo, che dovrà assicurare ai pensionati minimi di che vivere. Questo fondo si puo' costituire azzerando gli sprechi di questa voragine spaventosa amministrata da lupi famelici e incapaci.

moichiodi

Sab, 21/05/2016 - 09:17

Finalmente si muove.mi pare sia un buon meccanismo. Che non penalizza troppo le pensioni basse.

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stenos

Sab, 21/05/2016 - 09:43

Ottima idea, lasciate vecchi dentro le aziende intanto i giovani marciranno a casa dei genitori. E la porcata che uno dopo 40 anni di contributi pagati non possa andare in pensione ma deve ulteriormente pagare per averne diritto e una cosa che definire vergognosa e' riduttivo, ma mi rendo conto che i fondi dell'inps servono per le mancette elettorali del bimbominchia cacciaballe di rignano.

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Civis

Sab, 21/05/2016 - 09:48

Grosso modo, se anziché un'aspettativa di vita pensionistica dai 66 agli 80 anni (14 anni) la si ha di 3 anni in più (da età 63) dovrebbe spettare un mensile ridotto del 17%, se ha senso il regime contributivo. Per le donne, da 66 a 85 sono 19 anni e, se ha senso il contributivo, dovrebbero ricevere comunque (19 contro 14) un mensile del 26% in meno rispetto agli uomini, a parità di quanto contribuito e, anticipando di 3 anni la pensione, questo dovrebbe ridursi del 13%. Cifre diverse comporterebbero valutazioni politico-sociali e non di equità contributiva.

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gianky53

Sab, 21/05/2016 - 10:23

Si può capire il desiderio di lasciare il lavoro qualche anno prima, dopo aver lavorato una vita, mentre i coetanei del pubblico impiego già da anni godono la pensione magari dopo aver cazzeggiato per meno di 20 anni di... lavoro. E quelli che alla soglia della pensione il lavoro lo hanno perso restando senza alcun reddito cosa dovrebbero dire e fare? Doppiamente penalizzati perché la loro già misera pensione (dati i mancati contributi) sarà anche decurtata dall'anticipato pensionamento. Forse... perché fino a che se ne parla senza che si muova foglia sono solo PAROLE, PAROLE, PAROLE.

onurb

Sab, 21/05/2016 - 10:23

Non ho mai capito la fregola per andare in pensione e finire ai giardinetti a leggere il giornale, mentre il cane fa i bisognini, o in qualche bar a giocare a carte. Il lavoro, oltre alla funzione di farti guadagnare il necessario per vivere, permette di mantenere la testa e il fisico in allenamento. Quando ero ragazzino mio nonno mi spiegava che l'aratro usato per dissodare il terreno rimaneva sempre lucido e splendente, mentre quello abbandonato nel deposito attrezzi diventava ruggine.

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Silver58

Sab, 21/05/2016 - 10:37

Quindi un soggetto che ha trascorso una vita al lavoro con uno stipendio da fame (1350 € al mese circa) esasperato , stanco e sfinito dalla Fornero dovrebbe accettare queste condizioni capestro? Dovrebbe riscuotere una pensione con una penalizzazione e poi dovrebbe restituire tutto quello che ha percepito in anticipo? Supponiamo 1000 € al mese per 3 anni fanno circa 40000 comprese le tredicesime che poi a partire da 66 - 67 anni dovrebbe ridare alle Banche? Cos'è un mutuo che una persona è costretta ad accendere perchè non ce la fa più a lavorare? Scusate Signori moribondi del Governo in terapia intensiva che ormai respirate con OSSIGENO-BONUS e (speriamo!) pochi mesi di vita, ma pensate davvero che gli Italiani siano così fessi?

flip

Sab, 21/05/2016 - 10:39

serve ancora l 'inps? e i sindacati? belano e ragliano e basta.! PARASSITI!!!! CACCIABALLE E FANFARONATE. PEGGIO DI RENZI!!!!!!!!!

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stenos

Sab, 21/05/2016 - 11:22

@onrub. E si, sarebbe bello quello che tu dici, peccato che le aziende i cinquantenni li vedono come il fumo negli occhi, non vedono l'ora di disfarsene per subbapaltare a aziende senza regole o assumere a contratti a termine giovani a 700 euro al mese. Quindi: non puoi andare in pensione e la tua azienda ti rompe i coglion tutti i giorni perche' non ti vuole piu'.

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falso96

Sab, 21/05/2016 - 12:10

Questa generazione di "politici" ci ha fatto il gioco delle tre carte . PRIMA HANNO ALZATO L'ETA' PENSIONABILE , POI... CI DICONO CHE SE VOGLIAMO ANDARE IN PENSIONE "PRIMA" (come prima del gioco delle tre carte) GLI DOBBIAMO REGALIAMO DEI SOLDI, CHE ABBIAMO GIÀ VERSATO, MA CHE SE LI SONO GIÀ MANGIATI. politici o ...... ?? Non mi stupisco che oggi le leggi difendano i ladri e assassini a scapito degli ONESTI. (secondo invio)

abocca55

Sab, 21/05/2016 - 13:06

Noi pensionati non dimentichiamo che tu, caro Silvio, ci vendesti alla Fornero!!!

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Flex

Sab, 21/05/2016 - 13:15

E a proposito delle pensioni e vitalizi dei politici come siamo messi?.

istituto

Sab, 21/05/2016 - 20:55

Riforma tipica da SINISTRI.