Prove generali del dossier Iran

Nelle ultime ore prima del summit di Singapore, il segretario di Stato Mike Pompeo ha fatto balenare la speranza che il mondo può guardare con ottimismo all'incontro fra Trump e Kim. Trump può farcela dove i suoi predecessori hanno fallito e in questo caso lo sberleffo maggiore è dedicato al fallimento di Obama con l'Iran, il Paese che dopo un decennio di trattative e un accordo ha seguitato a progettare sotto il tavolo la bomba nucleare, e sopra ha inaugurato con missili balistici e invasioni territoriali una politica imperialista mai osata. Questo nesso fra l'atteggiamento americano verso le due potenze nucleari più pericolose del mondo investe l'oggi e soprattutto il domani. Tutto il mondo è ansioso di ritrovare un filo di speranza verso la pace e la denuclearizzazione. E nessuno come il Medio Oriente conosce questa necessità, specie da quando le «primavere» sono state seguite dagli attacchi dei califfi, con l'Isis, e degli ayatollah, con l'Iran e gli hezbollah specie in Siria, Iraq, Yemen e sul confine di Israele cui l'Iran ha giurato distruzione e morte. Ed è per questo che Israele, ma il resto dell'area, guarda all'incontro fra Trump e Kim come fosse suo: trasmissioni continue in diretta, corrispondenti e commentatori tutti mobilitati persino durante le ore in cui un nuovo attacco terrorista ha quasi ucciso una 17enne a Afula, e mentre brucia la discussione su Gaza da cui seguitano a partire gli assassini organizzati. Se Trump riesce a fare un accordo con la Corea del Nord, fondamentale per Israele potrebbe essere, rispetto al pericolo iraniano, se esso conterrà un impegno di Kim a cessare di distribuire know how sulle armi nucleari all'Iran e alla Siria, e prossimamente, sembra, anche all'Egitto e forse all'Arabia Saudita. Se poi si avvia un processo di pace, dovrebbe disegnare anche la cancellazione dei missili balistici e la censura di ogni tentativo di espansione territoriale: questo può tracciare la strada per la nuova trattativa, per una svolta con l'Iran. Perché questa è la vera strada che Trump disegna per segnare la storia dei rapporti internazionale: la Corea è un passo importante, ma soprattutto è una prova generale del vero grande cambiamento mondiale che Trump vuole conseguire. Cioè il ridimensionamento di una potenza, l'Iran, che non ha come nemici lontani abitanti dell'Oriente, ma gli amici strategici degli Usa, Israele e i Paesi Sunniti. Un mondo in cui il regime degli ayatollah e il loro messaggio di odio fossero finalmente battuti insieme a quello di Kim, sarebbe un mondo da premio Nobel per la Pace.