Pugile italiano ucciso da un ko Il fratello: «Morto da campione»

Vanni Zagnoli

Modena Si continua a morire di boxe. La storia della noble art è infarcita di lutti, al punto che la stampa cattolica da sempre si batte perché non si combatta più. Bisognerebbe almeno proibire i combattimenti in tarda età, perché l'ultima tragedia forse è anche figlia dei 49 anni della vittima.

Venerdì si è spento all'ospedale di Bangkok Cristian Daghio, fra i primattori mondiali del thaiboxe. «È morto come voleva - racconta il fratello Fabrizio, suo preparatore e già allenatore di calcio -. Non ho rimpianti perché lui era fatto così, avrebbe voluto combattere sino a 80 anni. Il ring era la sua vita, è morto da campione». Il modenese dagli addominali di ferro era in coma da giorni, dopo un brutto ko. «Puntava al terzo titolo di campione d'Asia, era stato anche campione intercontinentale, ma di thaiboxe».

Christian aveva scelto la boxe da poco, dopo una vita nel thaiboxe (muay thai), con 7 titoli, l'ultimo l'anno scorso. Aveva una compagna in Thailandia e una bambina di 5 anni, che ancora non ha capito che il padre non c'è più. «Il suo Kombat group resterà aperto - conclude il fratello - faremo di tutto per mantenere il resort in Thailandia perché era il suo sogno realizzato. Per la memoria, la bimba e per i 40 lavoratori».

Laggiù Daghio viveva da re, al punto che il funerale sarà domani, a Pattaya. Là era proprietario del Kombat Village. Viveva in Thailandia dal 1996 e un decennio più tardi aprì la scuola di thai boxe. Nel 2007 divenne campione thailandese, nel 2010 conquistò la cintura mondiale Wma, confermata l'anno successivo. Con l'Italia si è messo al collo tre bronzi: due agli Europei (a Pafos e Mosca) e uno al mondiale di Caorle. Il suo bilancio è stato di 131 vittorie in 170 incontri.

Nel 2002 fu il primo italiano ammesso allo stadio Lumpini di Bangkok, il palcoscenico più prestigioso della muay thai, e vinse. Cinque anni dopo, è stato il primo europeo campione della Thailandia nel muay thai. Nel 2009 si era dato anche alle arti marziali miste, con 3 vittorie e due sconfitte, e sempre quell'anno debuttò fra le 4 corde, professionista dei mediomassimi, con bilancio di 31 successi, di 27 prima del limite. A quasi 50 anni, sognava una chance mondiale.

L'agonia è durata una settimana, gli è stato fatale un pugno del thailandese Don Parueang, 37 anni, nel 12° round, l'ultimo. Finisce al tappeto, si rialza e una nuova combinazione lo manda all'ospedale. «Christian è stabile e reagisce bene alle cure», scrivono gli amici del Kombat. Finché il presidente della Wbc (world boxing council), Mauricio Sulaiman, annuncia: «Riposi in pace». In rete, il filmato è cliccatissimo.