Puglia, la maledizione del binario unico Altro scontro fra treni

Uno dei due convogli non ha rispettato il rosso, l'altro era fermo: 15 feriti non gravi

Bepi Castellaneta

Lecce I ragazzi seduti ai margini dei binari con la testa tra le mani, un uomo disteso sulla barella che viene caricato sull'ambulanza, gli altri passeggeri che tentano di allontanarsi e avanzano a fatica in quel fazzoletto della torrida campagna salentina sorreggendosi gli uni con gli altri; e poi i soccorritori attorno ai convogli, i rottami sparsi sul terreno, i vetri infranti, le sirene che coprono le urla e le invocazioni di aiuto: sono i fotogrammi del pomeriggio di terrore che si è consumato a Galugnano, minuscolo centro di mille abitanti, frazione di San Donato, una decina di chilometri da Lecce, dove due treni delle Ferrovie Sud Est si sono scontrati frontalmente intorno alle 17 su un rettilineo della linea Lecce-Zollino; 15 persone sono rimaste ferite, le loro condizioni non sono gravi. È accaduto ancora una volta su un tratto a binario unico. Ed è successo di nuovo in Puglia, a poco meno di un anno distanza dalla strage sui binari tra Andria e Corato, dove in 23 persero la vita.

Ieri sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, polizia e carabinieri. Secondo una prima ricostruzione delle Ferrovie dello Stato, che di recente ha acquisito le Sud Est, uno dei convogli era fermo alla stazione di Galugnano mentre l'altro è ripartito non rispettando il segnale rosso. A bordo c'erano circa ottanta passeggeri, tra cui alcuni turisti. La Procura di Lecce ha aperto un'inchiesta. Le indagini sono dirette dal sostituto procuratore Giovanni Gagliotta, che ha fatto un sopralluogo insieme al procuratore Leonardo Leone De Castris. Gli inquirenti hanno già interrogato i primi testimoni e hanno acquisito alcuni documenti; le scatole nere sono state sequestrate. A breve i magistrati nomineranno un consulente per fare chiarezza in modo definitivo sulle cause dello scontro. Sul luogo dell'incidente è arrivato anche il sindaco di San Donato di Lecce, Ezio Conte, che ha organizzato il trasporto dei feriti mettendo a disposizione anche uno scuolabus con cui sono stati condotti al municipio, dove sono stati rifocillati e rassicurati: non hanno riportato lesioni gravi, ma sono sotto choc. «Ho visto la morte dinanzi agli occhi», dice una passeggera mentre si allontana dai binari.

Adesso in Puglia la paura si mescola alla rabbia. Perché l'estate scorsa, il 12 luglio del 2016, due treni della Ferrotramviaria si scontrarono tra Andria e Corato, sempre su binario unico. I convogli erano strapieni: a bordo c'erano pendolari, turisti, studenti. Lo scontro fu violentissimo. «Sembrava il terremoto», dissero i testimoni. Per 23 persone non ci fu nulla da fare, altre 50 rimasero ferite e furono trasportate in diversi ospedali della zona. I convogli si sbriciolarono come modellini di plastica, i rottami schizzarono a centinaia di metri di distanza, tra i muretti a secco e il tappeto di ulivi che copre quella fetta di Puglia. La Procura di Trani aprì un'inchiesta: secondo gli inquirenti si trattò di un errore umano, tredici persone sono state iscritte nel registro degli indagati.

Intanto mentre gli inquirenti cercano di ricostruire le fasi dell'incidente nel Salento, è bufera sulla Regione. Il Movimento Cinque Stelle chiede le dimissioni dell'assessore ai Trasporti, Gianni Giannini, mentre il governatore, Michele Emiliano, contrattacca e se la prende con l'accentramento delle tematiche relative alla sicurezza «in capo a organi centrali». «È assurdo dichiara che le Regioni non abbiano alcun potere di vigilare ed eventualmente bloccare quelle linee ferroviarie che non risultino assolutamente sicure».