Putin chiude i cieli (e il portafogli)

La Ue vara nuove sanzioni, ma si divide sull'applicazione. E Mosca minaccia di vietare i voli nel suo spazio aereo Allarme delle imprese italiane: la Russia ha già bloccato i pagamenti. Siamo a un passo dalla Guerra fredda

A volte ritornano, anche le guerre fredde. Non che i potenti del mondo agiscano in uno stato di sonnambulismo come accadde nel 1914 per la deflagrazione della Grande Guerra, l'Ucraina non è Sarajevo né Danzica e nemmeno la Cuba dei missili sovietici. Ma il rapporto tra un possibile incremento delle sanzioni occidentali alla Russia e la risposta del Cremlino apre scenari internazionali tanto inquietanti quanto innovativi. La storia imita a volte sì stessa, mai però in maniera identica. L'incognita maggiore viene ora dall'alto. Non perché sul mondo possano di nuovo calare spaventosi ordigni nucleari, come su Hiroshima e Nagasaki. Ma perché il cielo è adesso conteso.

Migliaia o decine di migliaia o centinaia di migliaia di grandi aerei gremiti di passeggeri solcano l'azzurro infinito.

Ma l'azzurro, quello che sovrasta continenti e nazioni, non è di tutti. È, in larga misura, di chi sta sotto. E Vladimir Putin fa sapere, tramite il fido Medvedev, che se i paladini occidentali della lacerata Ucraina esagereranno nel volergli imporre divieti lui risponderà a tono. Non solo bloccando i rubinetti energetici, ma addirittura sbarrando gli ingressi dell'immenso spazio aereo che sta sopra l'immensa Russia.

Non violenza e sangue - le superpotenze non hanno nessuna voglia di sporcarsi le mani e lasciano l'incombenza agli abitanti d'una nazione con due identità -, ma disagi immani in quel meccanismo d'alta orologeria che è il traffico a diecimila metri dalla superficie della Terra. Una rappresaglia, quella prospettata, che somiglierebbe abbastanza a quella di Nasser quando chiuse il canale di Suez e costrinse le flotte petrolifere alla circumnavigazione dell'Africa, con un aumento devastante del prezzo dei carburanti. Una corda al collo dei Paesi industrializzati del pianeta, e una corda che solo Putin possiede. Nessun altro Stato, nemmeno i più estesi come il Brasile o la Cina o l'India o gli Usa, controlla uno spazio paragonabile, nonostante gli smembramenti postcomunisti, a quello russo. Pigmei anche colossi economici come il Giappone o rispettabili potenze di medio calibro come l'Italia. S'era tanto parlato, nei giorni scorsi, dell'arma energetica impugnata dall'uomo di Mosca ed ecco che lui, con l'inventiva che lo distingue, estrae dal cilindro di grande prestigiatore l'arma aerea. Applicata ai nervi vitali del mondo globalizzato.

Commenti
Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Mar, 09/09/2014 - 20:15

I RUSSI RICORDANO QUELLO CHE SUCCESSE A CUBA ANNI 60, CONTACCAMBIANO. .

Ritratto di FrancoTrier

FrancoTrier

Mar, 09/09/2014 - 21:05

uando, nel lontano 1949, i paesi del Nord America e del­l’Europa Occidentale sotto­scrissero il Patto Atlantico, questo ri­spondeva ad una logica ben precisa: creare un’alleanza militare difensiva per dissuadere l’Unione delle Repub­bliche Socialiste Sovietiche dalla ten­tazione di invadere uno o più Paesi eu­ropei. Nacque così la NATO (Orga­nizzazione del Trattato del Nord Atlantico), struttura militare oggetti­vamente egemonizzata dagli Stati Uniti: i soci minori ‒ tra cui l’Italia ‒ lo sapevano perfettamente, ma accet­tavano questa diminutio a fronte dell’indubbio vantaggio di poter contare su una formidabile struttura di difesa comune. All’epoca ‒ non v’è dubbio ‒ l’Unione Sovietica rappresentava una minaccia concreta: era guidata dal saldo braccio di Stalin, poteva contare su un’alleanza militare che riuniva le nazioni dell’Europa Orientale ‒ poi consacrata nel Patto di Varsavia ‒ e si giovava della solidarietà di forti partiti comunisti, soprattutto in Italia e in Francia. Ai nostri giorni, però, la si­tuazione è totalmente cambiata: l’Unione Sovietica è scomparsa fra i conati della perestrojka, il Muro di Berlino si è sbriciolato, il Patto di Var­savia si è dissolto e i partiti comunisti sono stati socialdemocratizzati e gua­dagnati alla causa dei “mercati”. Dunque, dal 1° luglio 1991(data dello scioglimento del Patto di Varsavia) la NATO ha perduto la sua funzione e la sua stessa ragion d’esse­re. La Federazione Russa, infatti,non coltiva alcun proposito aggressivo, non minaccia nessuno e, come massi­mo della bellicosità, difende dalle ag­gressioni altrui le popolazioni russe che si trovano immediatamente al di là dei propri confini. ieri nell’Ossezia del sud (aggredita dalla Georgia), oggi nel Donbass (aggredito dall’Ukraina). Al riguardo, v’è da tener presente qualche piccolo particolare: sia nel ca­so della Georgia che nel caso del­l’Ukraina, ad indurre gli aggressori a provocare i russi sono sempre stati gli USA; ufficialmente o ufficiosamente, con le minacce dei suoi Presidenti o con i miliardi delle associazioni “fi­lantropiche”, pilotando incredibili “ri­voluzioni colorate” o finanziando rivolte armate per abbattere i poteri le­gittimati dal voto democratico. Stando così le cose, dunque, la NATO doveva essere sciolta ven­t’anni fa. O, in alternativa, doveva es­sere riprogrammata: si doveva, cioè, sostituire una strategia antirussa ora­mai superata con una nuova strategia, volta a fronteggiare un altro potenziale nemico. E non occorreva essere esper­ti in alta strategia per immaginare che il pericolo per la “prima linea” atlan­tica ‒ cioè per l’Europa ‒ sarebbe potuto venire soltanto da sud, da un mondo arabo e mediorientale in gran­de fermento. La Russia non era ‒ e non è oggi ‒ un nemico per l’Europa, ma un prezioso partner economico, ol­tre che un alleato naturale nella lotta contro il fondamentalismo islamico: se dovesse crollare la robusta “diga” antifondamentalista che la Russia di Putin ha eretto nel Caucaso, le conse­guenze per l’Europa sarebbero disa­strose.