Al Qaida, al Nusra, Hamas, Isis: il dossier sui fondi neri di Doha

I rapporti degli 007 Usa: fiancheggiatori degli estremisti da 25 anni. Aiuti a Bin Laden prima e dopo l'11 settembre

I l Qatar flirta con il terrorismo? Ma che bella novità. L'amministrazione Obama ha sempre finto di non saperlo, ma l'intelligence Usa lo sa da 25 anni. Per capirlo basta leggersi le deposizioni rese da Jamal Al Fadl, un ex socio in affari di Osama Bin Laden, alla Commissione d'inchiesta del Congresso sull'11 settembre. Secondo Al Fadl fino al 1993 il Qatar è uno dei maggiori sovvenzionatori della nascente Al Qaida. E secondo altri rapporti d'intelligence nel 1993 Khalid Sheikh Mohammed, il terrorista pakistano logista e organizzatore degli attacchi dell'11 settembre, vive in Qatar ospite di Khalid bin Hamad Al Thani, l'allora ministro per gli affari religiosi, futuro ministro dell'interno e primo cugino dell'emiro. Dal Qatar Khalid Sheik avrebbe trasferito al nipote Ramzi Yousef i soldi per mettere a segno nel 1993 il primo attentato alle Torri Gemelle. E Khalid Sheik sarebbe tornato in Qatar per almeno due settimane subito dopo l'11 settembre. Altri rapporti d'intelligence statunitensi, citati nel 2003 in una lettera del Dipartimento alla Difesa al Congresso, riferiscono di due passaggi a Doha di Bin Laden tra il 1996 e il 2000 e di un prolungato soggiorno, durante la prima visita, in una residenza della casa reale. L'inaffidabilità del Qatar viene ufficialmente sancita dal sottosegretario di stato al Tesoro David Cohen che - in un rapporto dell'aprile 2004 - ricorda come alcuni «donatori operando da giurisdizioni molto permissive - particolarmente Qatar e Kuwait - raccolgono fondi per finanziare gli estremisti ..... i destinatari di questi fondi sono spesso gruppi terroristi tra cui il Fronte di Al Nusra affiliato siriano di Al Qaida e lo Stato Islamico dell'Irak». Per non parlare dei soldi devoluti ai fondamentalisti palestinesi di Hamas.

Le accuse più circostanziate riguardano i fondi girati da una parte alla fazione siriana di Al Qaida e dall'altra a quella irachena dello Stato Islamico. L'eminenza grigia di questi finanziamenti, secondo un rapporto della «Fondazione per la Difesa della Democrazia» è il 61enne professor Abd al Rahman al Nuaymi, fondatore dell'«Al Thani Charitable Association», una delle più importanti associazioni caritatevoli del regno, ex membro dell'ufficio centrale della Qatar Islamic Bank ed ex presidente dell'Associazione Calcio qatariota. Il professore, stando al Dipartimento del Tesoro americano, «è da oltre dieci anni un fiancheggiatore e un finanziatore del terrorismo che dal Qatar intrattiene rapporti e fornisce denaro e appoggio materiale ad Al Qaida e ai suoi affiliati in Siria, Irak, Somalia e Yemen». Secondo il rapporto il professore ha contribuito al trasferimento «di almeno 2 milioni al mese ad Al Qaida Irak - il gruppo trasformatosi poi nello Stato Islamico - e oltre mezzo milione a Abu Khalid Al Suri, dirigente di Al Qaida in Siria». Nonostante queste prove le autorità del Qatar si sono sempre rifiutate di estradare Al Nuyami che grazie ai contatti con la casa regnante continua a vivere sotto la protezione dei vertici dell'Emirato. Ma le relazioni pericolose del Qatar riguardano anche noi. Prendiamo la «Qatar Charity Foundation», la più importante istituzione di assistenza islamica dell'Emirato. Nel gennaio 2016 illustrando un finanziamento da 5 milioni di euro per la costruzione di una Moschea a Bergamo Ibrahim Mohamed, tesoriere dell'Unione delle Comunità islamiche d'Italia (Ucoii) spiega che quella donazione rappresenta «un quinto dei 25 milioni di euro trasferiti in Italia per realizzare 33 nuovi centri islamici». Peccato che la fondazione trasferisca soldi anche ad Al Qaida. Soldi che stando al ministero della Giustizia statunitense «vengono elencati nei registri dell'organizzazione come spese per la costruzione di moschee e scuole oltre che al sostegno di poveri e bisognosi». Esattamente come in Italia.