Quando il sacerdote celebra la messa facendo «marketing»

Dal prete che, invece del Vangelo, legge Fabio Volo a chi organizza "percorsi di fede" a base di tango

Dal Vangelo secondo Fabio. Volo. Sì, proprio lui: l'«apostolo» delle Iene, quello che fa incazzare i critici con la puzza sotto il naso, perché i suoi libri vendono più di quelli scritti dai tromboni della letteratura impegnata. Un pregiudizio che invece non sfiora minimamente don Valentino Porcile, parroco di Sturla (popolare quartiere di Genova), il quale - complice forse il suo cognome - non è solito fare lo schizzinoso.

In chiesa come in libreria.La prova? Don Porcile, alle sacre letture, preferisce quelle profane di Fabio Volo, che il religioso declama dal pulpito suscitando - pare - il consenso dei fedeli. Le motivazioni con cui don Porcile spiega la sua scelta non fanno una grinza, almeno sotto il profilo del buon senso (sotto quello teologico, invece, qualcosa da ridire ci sarebbe...). «Credo - sostiene il prete genovese - che qualunque spunto di verità, da qualsiasi parte venga e se è un frammento di realtà, non vada oscurato per un titolo o per l'autore, ma vada preso per farne tesoro nella vita». Da qui l'idea di sfogliare sul leggìo dell'altare l'ultimo best seller di Volo: «È tutta vita». Che Dio ci perdoni.Ma, a proposito di «Comunione e comunicazione», don Porcile è sicuramente in buona compagnia. Basti pensare al suo collega di Saonara (Padova), don Francesco Monetti, inventore del «No sms day». Tradotto: «Niente messaggini e chat il venerdì». Obiettivo: «Aiutare i giovani divenuti ormai schiavi dei mezzi di comunicazioni: un piccolo modo per sottolineare l'importanza di relazioni concrete e non virtuali con gli altri». L'iniziativa di don Monetti sembra però aver incontarto non poche resistenze.

Moltissimi i messaggi di contestazione. Via sms, ovviamente. E che dire invece di don Fabrizio De Toni, parroco di Taiedo (Pordenone), che ha lanciato un movimentato «percorso di fede a passo di danza»? Lui è convinto: «Tango, salsa e mazurka possono insegnare i passi per intessere relazioni, emozioni e fede». Ottimi, finora, i risultati: la «fraternizzazione» musicale fra pecorelle ex single ha già portato a ben sei fidanzamenti. Ma la sindrome da «marketing officiante» non colpisce solo i piani bassi delle diocesi, ma raggiunge anche i vertici ecclesiastici. Prendete, ad esempio, il vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla, che ha lanciato la «WhatsAppomelie». Trattasi si «brevi contenuti multimediali da condividere su Facebook, Twitter, Youtube ma soprattutto inviate tramite WhatsApp». L'avvio del progetto è stato fatto tramite www.unattimodipace.it addirittura da Papa Francesco in persona. «Si tratta di un nuovo format pastorale, adatto agli adulti che hanno tempi brevi di fruizione e attento all'uso in mobilità», hanno spiegato gli organizzatori. Peccato che la fede in Cristo mal si adatti ai «tempi brevi di fruizione». Guai però a rimanere fermi alla tradizione. Come dimostra la recente benedizione di una moka da 12 tazzine con dentro le ceneri di Renato Bialetti. È accaduto, incredibile ma vero, due giorni fa al funerale dello stesso Bialetti. Che, da lassù, avrà riso di gusto. Sorseggiando un caffè.

Commenti

giovauriem

Gio, 18/02/2016 - 11:54

caro lino materi lei conosce un sacco di cose , ma non conosce il più citato proverbio cristiano "aiutati che dio ti aiuta"