Quarant'anni di occasioni perse

Da Camp David al piano Obama: quante possibili intese sfumate

La frustrazione che genera violenza. E la violenza che cancella le soluzioni di pace, di futuro. Tra palestinesi e israeliani la storia è quella di un lungo, tragico percorso di fallimenti. Ma quante occasioni perse, che sono state buttate via. Oslo, Camp David, Taba, Annapolis sono solo alcuni dei luoghi dove la speranza è balenata e tramontata. È successo nel 2000 con Clinton, ma anche nel 2013 quando fu Obama a presentare il suo piano, offrendo più di quello che aveva concordato con Netanyahu.

Ma i palestinesi hanno sempre rifiutato, preferendo preservare il loro stato di vittime. Una serie ininterrotta di occasioni mancate, di radicalismo, di calcoli sbagliati, di populismo, di vittime e sangue.

Nel 1978 il primo vero passo significativo si ebbe con gli accordi di Camp David siglati, dal presidente americano Jimmy Carter, il presidente egiziano Anwar Sadat e dal primo ministro israeliano Menachem Begin. Nel 1991 la conferenza di Madrid tentò di mettere intorno a uno stesso tavolo Israele, Giordania, Libano e Siria.

Nel 1993 a Oslo, l'incontro storico in cui Israele e Olp arrivavano a un reciproco riconoscimento. L'intesa, raggiunta con la mediazione del governo norvegese, fu firmata da Arafat e dal premier israeliano Yitzhak Rabin alla Casa Bianca il 13 settembre del 1993, alla presenza di Bill Clinton. Poco o nulla rimane, però, di quel momento storico, un percorso mai concluso. Nel 2000 fu la volta di Camp David atto secondo, in cui l'opposizione agli accordi di Oslo arrivò subito, dagli estremisti di entrambe le parti. E come in un gioco dell'oca si tornò indietro, al punto di partenza.

Nonostante le violenze, seguirono incontri a Taba (1995), Wye River in Maryland dove fu siglato un memorandum (1998) e Sharm el Sheikh (1999). A lungo si è cercato di mantenere in vita gli accordi di Oslo, ma ormai nessuno sembrava crederci più. I successivi incontri di Camp David nel 2000 fallirono. Clinton a fine mandato tentò di tutto per mantenere aperta la trattativa con ulteriori contatti diplomatici, ma il processo si arenò. Da allora sono stati fatti più passi indietro che passi avanti. Nel 2002 venne lanciata un'iniziativa di pace multilaterale di soli Paesi arabi. Nel 2003, in uno scenario internazionale sempre più instabile, Stati Uniti, Russia, Unione europea e Onu si accordarono su una road map, un percorso a tappe che avrebbe dovuto portare a una conferenza internazionale di pace entro il 2005. I continui attacchi terroristici e le rappresaglie impedirono che il piano diventasse effettivo.

«Un accordo può essere possibile in nove mesi» assicurava nel 2008 il segretario di Stato americano John Kerry. Doveva essere l'occasione di Obama, il grande accordo per il presidente dal Nobel della Pace già in tasca. Parole a cui però non seguirono fatti.