Quarto indagato per la morte di Pamela

Un altro nigeriano accusato per l'omicidio. I Ris nella casa del delitto

Nuovo colpo di scena nel delitto di Pamela Mastropietro, la diciottenne uccisa e fatta a pezzi a Macerata. C'è un quarto indagato per il suo omicidio, un altro nigeriano, la cui posizione è ancora da chiarire. La conferma è arrivata ieri mattina, quando nell'appartamento di via Spalato, per gli accertamenti irripetibili a cura del Ris dei carabinieri si è presentato anche il legale del quarto presunto complice di Innocent Oseghale, Lucky Desmond e Awelima Lucky, i tre accusati di aver ucciso la ragazza.

Cosa certa è che, secondo gli inquirenti, Pamela è morta tra le 12 e le 18, spazio di tempo in cui i tre nigeriani dei quali si conosce l'identità e che sono in stato di fermo nel carcere Montacuto di Macerata, sono stati «senza alcuna ombra di dubbio» all'interno dell'attico. I loro telefonini in quel momento non hanno comunicato tra loro, ma hanno ripreso a inviare e ricevere messaggi dopo le 18, quando due di loro sono usciti. Dopo le 22 anche Innocent Oseghale ha lasciato la casa. Ha chiamato un tassista abusivo camerunense e gli ha chiesto di accompagnarlo a Pollenza, dove ha abbandonato i trolley con all'interno il corpo smembrato della giovane. In quel lasso di tempo in cui i tre sono rimasti in casa, dopo averla uccisa hanno fatto il corpo a pezzi, poi lavati con la candeggina che hanno acquistato poco dopo. Non si trovano alcune parti del cadavere, come la vagina e un tratto del collo. Gli inquirenti sospettano un tentativo di violenza finito male.

Ciò che è certo è che sul cadavere restano i segni di due coltellate all'addome, che sarebbero state la causa di morte e di una botta alla tempia. Chi ha assistito all'autopsia dice di non aver mai visto niente del genere. Ossa scarnificate, pelle staccata con una precisione maniacale, come da qualcuno che sapeva benissimo ciò che faceva. Un lavoro così possono farlo solo chirurghi, macellai, persone esperte di sezionamento di cadaveri, insomma. Ecco perché l'attenzione degli inquirenti si sofferma anche sul passato dei nigeriani coinvolti. E polemiche scattano anche perché Oseghale era inserito in un programma di protezione umanitaria e nonostante ciò spacciava. Gente mantenuta in hotel 4 stelle, arrivata in Italia a bordo di barconi. Uno irregolare, gli altri richiedenti asilo, per i quali lo Stato ha speso centinaia di migliaia di euro di mantenimento. Mentre a Roma, a chiedere giustizia, restano due genitori che hanno perso una figlia nel modo più atroce, uccisa da gente che dall'Italia è stata aiutata. La loro unica domanda rimane: «Perché?».