Quattro italiani su 10 sono malati cronici E al Nord si vive di più

In aumento chi prende farmaci tutti i giorni A Trento l'aspettativa è 83 anni, a Napoli 80

Francesca Angeli

Roma In Italia la salute non è uguale per tutti. Siamo un paese che invecchia, dove i malati cronici sono in enorme aumento: 4 su 10 ovvero quasi 24 milioni di persone che vivono assumendo tutti i giorni anche 4 o 5 farmaci. E l'aspettativa di vita cambia molto da regione a regione e soprattutto da Nord a Sud perché le terapie a disposizione, la velocità di intervento, la sanità pubblica nel suo complesso non sono le stesse. Ecco perché tra i tanti dati raccolti nel Rapporto Osservasalute del 2016, presentato al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, colpisce la differenza tra l'aspettativa di vita di chi vive nella provincia di Trento, 83 anni e mezzo, e chi invece risiede in Campania, 80,5 contro una media nazionale di 82,3 anni.

Nel Rapporto si analizza anche la mortalità sotto i 70 anni perché giudicata un efficace indicatore del funzionamento dei sistemi sanitari dall'Organizzazione Mondiale della Salute, Oms. Ebbene dal 1995 al 2013 rispetto alla media nazionale nel Nord la mortalità sotto i 70 anni è in diminuzione in quasi tutte le regioni del Nord mentre nel Mezzogiorno è in aumento. Esiste dunque una vera e propria «patologia meridionale» che il ministro della salute, Beatrice Lorenzin assicura di voler affrontare anche attraverso «un nuovo modello di commissariamento» più efficace perché l'aumento del «divario dell'assistenza sanitaria, degli stili di vita e della prevenzione fra nord e sud è una cosa inaccettabile».

L'altra grande preoccupazione è quella della spesa sanitaria che lievita sia per i privati cittadini sia per le casse pubbliche proprio per l'impennata dei malati cronici legata all'invecchiamento della popolazione. Nel periodo che va dal 2001 al 2014, la spesa sanitaria privata pro capite è cresciuta di oltre 100 euro, passando da 449 a 553 euro. Tutte le regioni meridionali incrementano la spesa sanitaria privata con valori che oscillano fra il più 1,74 per cento annuo in Campania e il più 3,53 in Basilicata. Anche nell'andamento delle malattie croniche si evidenzia un divario in questo caso sociale: la prevalenza di cronicità tra i 25 ed i 44 anni è nella media generale al 4 per cento ma tra i laureati scende al 3,4 e invece sale al 5,7 tra la popolazione meno istruita. Tra le malattie croniche più comuni il Rapporto segnala ipertensione arteriosa, ictus ischemico, malattie ischemiche del cuore, scompenso cardiaco, diabete mellito tipo 2, asma bronchiale, osteoartrosi. Nel 2015 il 23 per cento dei pazienti adulti, ovvero 249.887 persone, presentavano due o più condizioni croniche. Tra questi il 72,1 per cento, ovvero circa 180.000 persone, assume 5 o anche più farmaci differenti al giorno. Una spesa enorme.

Si segnala con preoccupazione l'aumento delle patologie psichiatriche, soprattutto quelle legate alla depressione e anche l'incremento dei suicidi. Il 2015 registra un aumento del consumo di antidepressivi: 39,60 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti. In termini assoluti, tra i residenti in Italia maggiori di 15 anni tra il 2012 e il 2013 si sono tolte la vita 8.310 persone e, tra queste, gli uomini rappresentano il 77,6 per cento.

Cresce anche la mortalità per malattie infettive e parassitarie. Addirittura un più 50 per cento concentrato nella fascia di popolazione più anziana. All'interno del gruppo delle malattie infettive e parassitarie la setticemia è la prima causa dell'aumento.

Dunque, si conferma il dato già noto ma comunque rimasto senza una valida spiegazione scientifica del forte incremento di mortalità nel 2015: rispetto alle circa 600.000 morti in media nei due anni precedenti nel 2015 si sono verificate infatti 49.000 morti in più. Ma sono molti gli ultracentenari: tre residenti su 10.000 hanno superato i cento anni.