Quei dieci anni di gogna ai giornalisti

È un vizio dei grillini. Cominciò nel 2008 con lo slogan «sputtaniamoli»

Si celebrano i dieci anni di gogna a 5 stelle. L'episodio accaduto alla convention «Sum» di Ivrea, dove l'inviato della Stampa sgradito al Movimento è stato lasciato fuori esclusivamente per le sue opinioni, è solo l'apice di un'insofferenza, germogliata in odio, verso i giornalisti insita nel dna del movimento prima ancora che nascesse.

Correva l'anno 2008, il M5s era solo una collezione di Vaffa day, ma Beppe Grillo dal suo blog, prima che diventasse la gazzetta ufficiale pentastellata lanciava un'iniziativa dal titolo emblematico: «Sputtaniamoli». Nel mirino c'erano i giornalisti che osavano evidenziare la trasformazione del blog del comico in una vera piattaforma politica. Ecco la strategia di Grillo contro i critici: «Diffamarne uno per educarne cento», scriveva, con tanto di gogna medievale come banner. La tolleranza zero del fondatore avrebbe poi permeato tutto il dna del Movimento, quello di piazza delle origini e quello incravattato che oggi che si candida a governare il Paese. Cinque anni fa durante il suo tsunami tour il Grillo aizzava le folle contro la categoria di «pennivendoli», «schiavi dei loro editori», che «infestano Camera e Senato». È bastato poco perché dall'insulto si passasse a una vera lista di proscrizione. Nel dicembre 2013 il blog inaugurava una caccia al giornalista ostile del giorno, chiedendo ai militanti di segnalare gli articoli critici e dando poi in pasto agli odiatori da tastiera il cronista di turno. Un climax che tre anni dopo, nel 2017, avrebbe portato agli spintoni contro una giornalista Rai presente alla manifestazione nazionale di Rimini, Italia a cinque stelle. Per quel fatto arrivò la dissociazione del Movimento «da ogni forma di violenza», ma poche ore dopo Beppe si presentava alla stessa kermesse distribuendo soldi falsi ai cronisti da «comprare». Gli stessi a cui il giorno prima aveva detto: «Vi mangerei per il gusto di vomitarvi». Lo scherzo macabro è diventato intolleranza sistematica. «Ammazziamoli», «servi», «maledetti», «bastardi»: questi gli slogan contro i giornalisti che gridavano alcuni commercianti ambulanti raccolti a Montecitorio contro la direttiva Bolkestein, a gennaio 2017. Quel giorno c'era il mattatore Alessandro Di Battista che arringava e puntava il dito contro il sistema mediatico.

Ma non è solo questione di volgarità di piazza. Come si è visto a Ivrea, con la censura preventiva del giornalista lasciato alla porta, il fastidio per stampa e televisione non risparmia nemmeno la versione istituzionale del M5s. La stessa che in questi giorni sale al Quirinale e si propone al capo dello Stato Mattarella per formare un governo.

Commenti

paolinopierino

Lun, 09/04/2018 - 09:18

M* formato dalla peggiore gentaglia del nostro paese Speriamo che Mattarella ragioni e non consegni il governo a chi ha ricevuto il 32% dei voti di persone quali il loro profeta Grillo omicida ed evasore fiscale oltre che da una SPA del web dei Casaleggio Gli italiani hanno diritto ad un governo formato da persone serie non urlanti

Ritratto di scapiddatu

scapiddatu

Lun, 09/04/2018 - 10:05

La politica del M5S è fatta di fabbriche di chiacchiere ad alto livello che troppo spesso producono aria fritta, e incalzanti slogan,spot.... e grazie a strategie di informazione degne, di Goebbels Joseph Paul ,sono riusciti nell'impresa di collocare autentiche illusioni nelle menti demoralizzate, angosciate.... privi di sagace prudenza, hanno generato una vera e propria abluzione della mente per condizionare scelte politiche.