Quei quattro italiani tranquilli che sognavano un piccolo lusso

Giuseppina aveva appena perso la figlia, Orazio seguiva la moglie ovunque, Antonella cercava solo una pausa e Francesco faceva la sua prima crociera

Voleva festeggiare alla grande i cinquantacinque anni della sua compagna, Francesco Caldara - pensionato di 64 anni di Novara con la passione per le moto - ed invece è morto, falciato da una raffica di kalashnikov, accanto alla sua Sonia, mentre dal pullman ammiravano le bellezze di Tunisi, a pochi passi dal museo del Bardo, nella sua prima crociera. Invece Orazio Conte - 54 anni, di Torino - si era lasciato tentare da quel viaggio che sua moglie, Carolina Bottari, aveva definito «vacanza nel blu dipinto nel blu». Lui che non la lasciava mai la moglie. Voleva staccare la spina dal suo lavoro di informatico, Orazio, e trascorrere qualche giorno con amici e parenti. È morto sul colpo, mentre ammirava le opere del museo e sua moglie, a pochi passi da lui, gridava, terrorizzata: «Ci sparano addosso». Giuseppina Biella di Meda, paese vicino a Monza, aveva 70 anni e nel lungo tragitto della Costa Fascinosa, cercava un po' di pace a quel grande dolore che una mamma non vorrebbe mai provare. Aveva 27 anni la sua adorata figlia quando un brutto male se l'è porta via dopo mesi di calvario. Lei e il marito Sergio Senzani, si stavano riappacificando con la vita e quello fino in Tunisia, era il viaggio sognato fin da giovani, ma non avevano fatto i conti con i carnefici del terrorismo. Giuseppina è stata una delle prime vittime a cadere sotto l'odio dei terroristi, anche se il suo corpo è stato trovato solo 24 ore dopo, spezzando così le ultime speranze del marito, che credeva di poterla ancora riabbracciare. Sempre sorridente e con una grande voglia di vivere, Antonella Sesino - dipendente del Comune di Torino e collega della moglie dell'altra vittima torinese, Orazio Conte- abitava in un piccolo paese della cintura torinese e per la prima volta, a 53 anni, si era concessa una vacanza da sola, con i colleghi e gli amici. Il suo corpo è stato ritrovato un giorno dopo l'attentato, nell'obitorio di un ospedale, martoriato dai proiettili ed è stata riconosciuta attraverso una fotografia che la vede abbronzata e felice, nel suo vestitino leggero, di colore bianco, come le spiagge di Tunisi.

Sono loro le vittime italiane morte nell'attentato dell'altro ieri, quattro vite spezzate senza un perché. Ognuno di loro, aveva riposto il suo piccolo sogno in quella crociera: chi festeggiava il ritorno alla vita dopo un lutto, chi cercava un po' di tranquillità dopo un divorzio o un periodo nero sul lavoro. Piccoli e banali frammenti di quotidianità, andati in mille pezzi, all'improvviso, a centinaia di chilometri lontano da casa, dove ora figli e amici attendono il ritorno dei loro cari, morti durante una vacanza esotica. «Papà era in pensione da dieci anni - spiega Greta, figlia del novarese Caldara - e a fatica si era ripreso dopo la morte di mia mamma Ezia. Ora stava vivendo una seconda giovinezza, era felice: due anni fa aveva conosciuto Sonia che lo ha accompagnato nel suo ultimo viaggio ed era accanto a lui quando i proiettili dei terroristi lo hanno colpito al cuore». Ad attendere Antonella Sesino, nella casa di San Mauro Torinese, ci sono i suoi figli di 20 e 24 anni ed anche l'ex marito e collega Lorenzo Barbero, che sfoga la sua rabbia e la sua disperazione chiedendosi se non sia stato azzardato organizzare un viaggio a Tunisi. I dipendenti del Comune di Torino hanno voluto rientrare a casa, con un volo charter da Palma de Maiorca, dove la Costa Fascinosa ha attraccato dopo la tragica tappa a Tunisi. Altri turisti, hanno invece preferito proseguire il viaggio, che terminerà domenica al porto di Savona.