Quei ristoranti motorizzati dove si mangia da gourmet

Altro che panini, i gastrofurgoni offrono menu da intenditori Piacciono perché sono pratici e hanno prezzi abbordabili Ecco la guida ai migliori

Patente, libretto e menu. Qui si parla di food trucks , i camion gastronomici, il cibo «di» e «su» strada, i ristoranti su quattro (ma - vedremo - anche tre) ruote che vanno dal cliente se il cliente non va da loro. A essi Milano dedica fino a domenica la seconda edizione di un festival (nome in codice Streeat ) che all'esordio ha incuriosito e sfamato oltre 15mila gourmet. Appuntamento al Carroponte di Sesto San Giovanni, arrivare ben forniti di fame e curiosità.

Prima di tutto sgomberiamo la tavola: chi pensa ancora al furgone che davanti allo stadio dispensa würstel rinsecchiti e hamburger senza tempo è, è il caso di dirlo, fuori strada. Qui siamo decisamente in zona gourmet . Dietro il bancone non c'è un annoiato scaldapizzette, ma un vero street chef . E chi si mette in fila è in cerca di un'esperienza non solo rapida, ma ad alto coefficiente di soddisfazione, anche se poi il pasto si consuma appoggiati a un lampione o seduti su una scalinata.

Il fenomeno arriva in Italia dopo essere partito dagli Stati Uniti. A New York sono anni che la cucina ambulante è considerata la vera alternativa al ristorante stellato, con tanto di guide dedicate, punteggi e stellette e food truck che sono la succursale su ruote di ristoranti paludati. Vedi lo stellato Rouge Tomate nell'East West Side, il cui chef Jeremy Bearman ha studiato un menu prêt-à-porter per un vezzoso carretto generalmente sito all'ingresso di Central Park. Quanto a Parigi è da anni che il Camion qui Fume dispensa hamburger gourmet a chi ha la pazienza spiare in rete il calendario dei giri: Madeleine, Port Maillot o la nuova Biblioteca? (Provato. Indimenticabile). E Bruxelles? Nella patria delle patatine fritte c'è sempre un camion da leccarsi i baffi.

Da noi i gastrofurgoni sono arrivati tardi ma stanno rapidamente recuperando terreno, anche grazie a quella ricchezza di prodotti regionali che è la vera miniera della nostra cucina. Perfino qualche chef di vaglia si è messo su quattro ruote. Mauro Uliassi, stellato di Senigallia, sul lungomare ha «parcheggiato» il suo Street Good dove propone ricette marchigiane ma anche i celebri «trapizzini» del pizzaiolo romano Stefano Callegari, che meriterebbero un articolo a parte. E nella capitale Cristina Bowerman di Glass Osteria dà quel tocco in più alla rossa Ape Romeo che percorre indefessa le strade della capitale portando ad esempio il pastrami di lingua, salsa senapata, giardiniera e ciauscolo. Roba da far dimenticare anche il caro-parcheggi del sindaco Ignazio Marino.

L'Ape rappresenta il vero contributo italiano alla poetica del food truck : poco spazio ma grande agilità e design vincente. Ce n'è in giro per Milano ( L'Abeille Gourmande con le sue crêpes, l' Ape Bistrot con ostriche e Champagne, Lùbar e le sue arancine siciliane, Bello&Buono con le sue pizze alla napoletana), per Roma (la tigelleria Mozao - che sta per “ma ciao” in emiliano, che gira per i quartieri Sud, la sapida semplicità di Pizza&Mortazza ) per le Marche (l' Ape Scottadito e le sue olive ascolane), per il Piemonte ( PastàMobile con i suoi cinque ronzanti mezzi che portano in giro agnolotti e tajarìn freschi e ben conditi), per la Liguria (l'Ape arancione di Bestreet trasforma anche il condiggion in un cibo da asporto).

Su strada trovate tutto: c'è chi fa hamburger di chianina ( La Toraia a Firenze), chi al contrario si dedica al vegano ( Cucinando su Strada a Torino), chi pizza alla napoletana ( Pizzaiuolo on the Road dalle parti di Reggio Emilia: e non toccate quella «u»), chi crescioni e piadine ( Cinema Divino in Romagna), chi gelati ( Eskimo ), chi pasta e fagioli in crosta di pane ( Fuori di Mente a Brescia), chi panzerotti ( I Quattro Zii a Sesto San Giovanni), chi addirittura la cucina valtellinese ( Sciatt a Portèr a Milano). Embè? Anche la cucina ambulante può essere di nicchia.