Quelle sentenze mai eseguite dimenticate in Corte d'appello

Scandalo nei tribunali: 50mila verdetti definitivi fermi per i controlli. E se si smaltissero non basterebbero le celle

Mentre tra le mura del Csm si consuma lo psicodramma di una «crisi senza precedenti» e si discute di come autoriformarsi dopo il terremoto giudiziario sulle nomine, dentro i palazzi di giustizia i magistrati continuano a combattere nella quotidianità contro lacune pesantissime. Che hanno conseguenze sui servizi ai cittadini ma anche risvolti potenzialmente devastanti sulla sicurezza. Da sud a nord. Non solo in distretti come Napoli, su cui era stato il ministro dell'Interno Matteo Salvini a lanciare l'allarme per le 12mila sentenze non eseguite con «condannati che dovrebbero essere in galera» e che invece sono in libertà.

A Torino il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede due mesi fa ha inviato gli ispettori per fare luce sulle criticità emerse dopo l'omicidio, a febbraio, del giovane Stefano Leo: il suo assassino, Said Mechaquat, aveva alle spalle una condanna definitiva rimasta, di fatto, sulla carta. Il Guardasigilli voleva vederci chiaro per capire cosa non avesse funzionato, dove si fosse inceppata la macchina che lo aveva lasciato in libertà. Ma soprattutto avere contezza del fenomeno delle sentenze mai arrivate dalla competente sezione della corte d'Appello all'ufficio esecuzioni della Procura. Insomma, capire davvero quanti Said potenzialmente siano a piede libero. I risultati dell'ispezione sono ancora parziali, ma sono stato comunicati in una lettera al presidente della corte d'Appello di Torino, Edoardo Barelli Innocenti, e al dirigente dell'ufficio: 9.812 le sentenze «in attesa degli adempimenti successivi all'«avvenuto accertamento dell'irrevocabilità». Verdetti definitivi non eseguiti, rimasti nel cassetto nonostante la legge conceda un termine di cinque giorni. Decisioni di ogni genere, su stupri, maltrattamenti, truffe, imbottigliate negli uffici. Ci sarebbero poi circa 3.165 sentenze «accantonate», cioè ancora da verificare.

Condizionale d'obbligo visto che su questi dati non c'è certezza nemmeno tra gli stessi uffici che custodiscono i provvedimenti, «circostanza già di per sé contrassegnata da indice di pura gravità», secondo gli ispettori. Che raccomandano «un immediato intervento correttivo» e lo smaltimento degli arretrati in sei mesi. Una missione di fatto quasi impossibile con le carenze di organico nelle cancellerie. Il vero problema, spiega al Giornale il presidente della Corte d'Appello Barelli Innocenti, che fu protagonista di un commosso «mea culpa» dopo l'assassinio di Leo, è che «vorrei sapere quanti di questi casi sono soggetti che devono essere incarcerati. Se anche fossero appena il 10 per cento sarebbero quasi mille persone in libertà». Quello che preme al magistrato è verificare quante di queste diecimila sentenze siano condanne superiori ai 4 anni, per cui si prevede il carcere. Per evitare che un altro Said possa colpire. È su questo che stanno lavorando gli uffici. La difficoltà nel reperire i dati sta nella «gestione dei procedimenti - precisa - ci sono programmi gestionali che hanno delle imperfezioni. E poi tutto l'arretrato è cartaceo e va verificato». Incredibilmente le sentenze vanno contate a mano.

Non esiste un dato complessivo a livello nazionale. Ci sono stime, ricavate sommariamente nei vari uffici, che parlano di 50mila verdetti sospesi. E per Barelli Innocenti il problema sarà anche un altro: «Una volta individuati, anche se dovessimo arrestarli tutti non si saprebbe dove metterli visto che le carceri sono sovraffollate».

Le liti tra correnti e le nomine al Csm, viste da qui, sono molto lontane.

Commenti

Giorgio5819

Mer, 12/06/2019 - 09:13

"..E se si smaltissero non basterebbero le celle..." abbiamo migliaia di bestie forzute in galera a bivaccare, fategli costruire nuove carceri...

Duka

Mer, 12/06/2019 - 09:13

La patologia? FANNULLISMO CRONICO IRREVERSIBILE.

honhil

Mer, 12/06/2019 - 09:27

Questa magistratura è da azzerare. Che senso ha continuare a tenere in piedi questo monumento di inefficienza senza pari? Non si può proprio continuare a tenere in piedi quest’incubo costituzionale.

Ritratto di bandog

bandog

Mer, 12/06/2019 - 10:10

Non esiste un dato complessivo a livello nazionale....eh già,Pantalone deve digitalizzare a computer persino quante volte minge al giorno..le toghe,no!loro sono esseri.. che si sentono superiori!

silvano45

Mer, 12/06/2019 - 10:20

Questa è la giustizia italiana tra le migliori nel mondo .....tra le più efficenti e veloci.... e giustamente costosa,gestita da magistrati la cui laboriosità discrezione trasparenza e scarsa politicizzazione è nota al paese.Unica categoria che si autoreferenzia nel mondo e vuole rispondere delle proprie azioni solo ai colleghi .....

Ritratto di moshe

moshe

Mer, 12/06/2019 - 10:33

la loro preoccupazione non sono le sentenze mai eseguite, loro impegnano il loro tempo a combattere la Lega ed i cittadini onesti!!!!!!!

newman

Mer, 12/06/2019 - 10:49

La "mala giustizia" vergognosa italiana, mentre "le prime donne" togate di rosso si perdono nei loro giochetti di potere ed a fare gli anti-Salvini da strapazzo.

ROUTE66

Mer, 12/06/2019 - 11:43

RISPEDITE AL LORO PAESE GLI STRANIERI CHE COMMETTONO DELITTI IN ITALIA. E COME PER INCANTO VEDRETE QUANTI POSTI SI LIBERANO NELLE PATRIE GALERE. Già ma poi qualche MAGISTRATO (gli stessi che attaccano un governo LIBERAMENTE ELETTO)da liberi cittadini, si metteranno di traverso e con qualche alchimia TROVERANNO IL MODO DI DIRE NON si può

Ritratto di Flex

Flex

Mer, 12/06/2019 - 12:00

E' ora di chiamare in causa la responsabilità dei magistrati.

VittorioMar

Mer, 12/06/2019 - 12:04

..serve come mai prima d'ora la RESPONSABILITA' DEI MAGISTRATI e se necessario cominciare a LICENZIARE come avviene nel "PRIVATO"..!!!

Giorgio Colomba

Mer, 12/06/2019 - 12:25

"La carriera automatica è il primo de-motivo per cui non funziona la magistratura. Aggiungiamo il fatto che gli esami per passare da un livello all’altro sono una farsa, che dopo 28 anni dalla prima volta che si indossa la toga e con qualsiasi incarico si arriva comunque all’apice per grado e stipendio, che la sezione disciplinare del Csm non funziona e il gioco è fatto. La magistratura è un sistema talmente malato e marcio che va cambiato" (Stefano Liviadotti, ex magistrato, autore de "L'Ultracasta").