Crollo a sinistra. Manca il leader "grande padre"

Per Massimo Recalcati, psicoanalista ed editorialista su la Repubblica, la scissione che si sta consumando all'interno del Pd, angosciando gli elettori che, come lui, con il cuore e la ragione guardano a sinistra, non ha il carattere improvviso del trauma, ma è un processo logorante che ha origini lontane. Cacciari riconduce i motivi della scissione all'inconciliabilità tra le due anime interne al partito, quella cattolica-sociale e quella socialista-comunista, troppo eterogenee perché stiano insieme. Questo escluderebbe una responsabilità diretta di Renzi che, sempre secondo lo psicoanalista, sarebbe inviso ai suoi detrattori perché rappresenterebbe la forza del cambiamento, fenomeno temuto dai comuni mortali e massima ispirazione per gli esperti della mente. Ogni terapeuta auspica per il suo paziente la capacità di reinventarsi in una situazione di vita migliore. Negli ultimi vent'anni, sostiene Recalcati, la sinistra, che oggi si oppone a Renzi non ha realizzato nulla, e il no alla riforma costituzionale, ambita dall'ex premier, sarebbe l'esempio lampante di una resistenza al cambiamento agognato. In politica però il mutamento spesso non è cosa buona, perché genera incertezza e instabilità.

Negli ultimi vent'anni i cittadini hanno subito riforme sterili che non hanno migliorato la loro condizione di vita. È cambiata quattro volte la legge elettorale, quattro volte anche quella che riguarda il lavoro, sei volte la legislazione sulle pensioni, cinque riforme hanno interessato la scuola, e nessuna ha avuto il tempo di essere attuata e valutata concretamente nella realtà. Anche la sinistra si è trasformata: da Pci a Pdc, da Ds a Pd. Non è mancato il coraggio di cambiare ma un leader che sia, come descrisse Freud, un surrogato del grande padre, amato e temuto allo stesso tempo. Una leadership capace di empowerment e cioè di costruire un gioco di squadra vincente in cui i punti di vista sviluppati all'interno del gruppo non sono uniformati ma colti ed esaltati per agevolare coinvolgimento e cooperazione. Un grande padre può iniziare il suo percorso da un'opera di rottamazione? Cancellare le origini invece di valorizzarle come parte integrante della propria identità è stata considerata dalla dissidenza un'operazione sporca come quella che farebbe un figlio ingrato sbattendo il padre all'ospizio per impossessarsi dell'azienda che ha costruito, per poterla dirigere a suo piacimento, imprimendole una cultura organizzativa che non le appartiene, e per questo non darà buoni frutti.

Renzi ha usato la strategia del divide et impera per garantirsi un potere assoluto. Lui e gli altri protagonisti non sono in guerra per una questione di contenuti, per il bene comune, ma soltanto per conquistare o conservare ruoli e poltrone, assicurarsi l'accesso alle risorse migliori, ignorando consapevolmente chi ha difficoltà ad arrivare alla terza settimana del mese.