Radio Radicale, Rai, negozi. Prima frattura tra gialloverdi

La Lega vota un emendamento per aiutare l'emittente. Ira Di Maio: "Gravissimo, ne risponderà". Lite pure su Foa

Su Radio Radicale si spacca la maggioranza. Da una parte i grillini, decisi a chiudere l'emittente e ad abolire il suo servizio pubblico sui lavori parlamentari. Dall'altra la Lega, che vota con le opposizioni per salvaguardarlo.

Succede tutto ieri in Commissione a Montecitorio, durante l'esame del cosiddetto decreto crescita. I dem Roberto Giachetti e Filippo Sensi, che da settimane lavorano dietro le quinte per strappare al governo una parte del finanziamento che i Cinque Stelle vogliono tagliare, presentano un emendamento: tre milioni di euro per consentire alla Radio fondata da Marco Pannella di arrivare alla fine dell'anno (e alla possibile gara per una nuova convenzione) senza sospendere le trasmissioni.

Il governo, rappresentato dalla sottosegretaria Laura Castelli, dà parere negativo. Anche il presidente della Commissione bilancio, il leghista Borghi, prova a rinviare il voto. Ma il suo partito ha deciso di impugnare la bandiera: Radio Radicale deve restare aperta. Si è mosso lo stesso Matteo Salvini, che mercoledì sera ha messo a verbale la linea del Carroccio: «Non si cancella l'esistenza di una radio con un emendamento o un tratto di penna. Il mandato a nome della Lega in Commissione è di lavorare affinché questa voce ci sia». Si è attivato Giancarlo Giorgetti a Palazzo Chigi, con il ministro leghista Centinaio e il presentatore Giachetti è stato concordato il testo dell'emendamento. Che passa, a stragrande maggioranza, con tutti i gruppi a favore e i Cinque Stelle, isolati, conto.

Luigi Di Maio sapeva benissimo che sarebbe andata così e che la Lega non avrebbe seguito la linea del bavaglio all'informazione, imposta dal sottosegretario grilllino all'Editoria Vito Crimi. Ma fa lo stesso finta di cadere dalle nuvole e di indignarsi: «Oggi la maggioranza di governo si è spaccata per la prima volta. Con nostra sorpresa la Lega ha votato a favore di Radio Radicale. È una cosa gravissima, di cui dovrà rispondere ai cittadini, spiegando perché ha appoggiato questa proposta indecente». Il capo grillino si prende subito gli sberleffi delle opposizioni: «È lo stesso Di Maio che ha intestato a suo nome il conto corrente dei soldi pubblici dei suoi parlamentari che vengono versati alla Casaleggio Associati?», chiede malizioso il dem Dario Stefano, mentre Michele Anzaldi ricorda che lo staff della comunicazione del vicepremier, pagato con soldi pubblici, ha costi altissimi: mezzo milione l'anno per quattro persone.

Di Maio però deve coprire Crimi, che della chiusura di Radio Radicale ha fatto la sua unica mission: il sottosegretario è ora in grossa difficoltà, e ha il terrore di essere impallinato dalle delazioni anonime dei parlamentari M5s, quando lo sottoporranno a quella che in casa grillina viene chiamata «graticola». Nel gruppo pentastellato molti sono critici sulla linea, impopolare oltre che fallimentare, seguita fin qui. «Siamo finiti a novanta gradi», si lamentava coloritamente un importante parlamentare veneto sulla chat di gruppo. «Però almeno abbiamo smesso di perdere tempo con questa baggianata di Radio Radicale, che per qualcuno sembrava l'unico tema». Decine di applausi e pollici alzati accolgono il messaggio.

Ma sul tema informazione la maggioranza ha anche altri guai: ieri è saltato il voto in Commissione di vigilanza sulla risoluzione contro il doppio incarico del presidente Rai Foa: Lega e Cinque Stelle non sono riusciti a trovare una posizione comune, e hanno fatto mancare il numero legale per evitare di spaccarsi nuovamente nel voto. Ed è stallo anche sul ddl negozi che prevede la chiusura domenicale degli esercizi commerciali. Non c'è la quadra? Si rimanda tutto a dopo l'estate.

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Ven, 14/06/2019 - 10:01

Di Radio Radicale non so nulla, per me "tamquam non esset". Il problema é la RAI, un posti-ficio scandaloso, ove si pretende e si continua ad ottenere il pagamento di un iniquo canone di "abbonamento", malgrado RAI produca pubblicità in abbondanza. Uno squilibrio in termini di concorrenza con le altre reti ed un pozzo di San Patrizio per gli amici della "politica".