La Raggi si prende la piazza «rossa» E all'ultimo comizio parla già da sindaco

Massimiliano Scafi

Roma CoRAGGIo, c'è scritto con un gioco di parole sopra il palco della candidata. E in effetti ce ne vuole parecchio per parlare qui, dove sui incontravano i mercanti, dove le folle straripavano per assistere alla decapitazione di Angelo Targhini e Leonida Montanari, i carbonari che avevano cospirato contro il Papa Re, dove si palpitava in attesa dei risultati del referendum del '46, monarchia o repubblica. Ma Piazza del Popolo, per tanti anni piazza rossa, piazza dei sindacati e poi piazza nera, alle 18 è una piazza semivuota, una conca assolata dove pascolano turisti e venditori abusivi.

Così il comizio slitta per più di un'ora per aspettare che si riempia. Dario Fo fa la prova microfono a modo suo. Gorgheggia, canta, balla, strappa applausi: «Il tempo è bello, lassù qualcuno ci ama». Virginia Raggi intanto dietro il palco è sicura di sé. «Andrò al ballottaggio, di fiato ne ho tantissimo, questo è solo l'inizio. Batteremo i partiti esperti nel mangiarsi la città». E pazienza se il Financial Times definisce «stravaganze» le sue proposte. Il M5S, sostiene, è diverso: «Se dovessi ricevere un avviso di garanzia per reati gravi sarei la prima a dimettermi, il nostro codice etico lo impone».

Alle 19 va un po' meglio, ci sono ancora molti spazi vuoti ma fa niente, il comizio può partire e accanto alla Raggi si materializzano Dario Fo, Claudio Santamaria e Fiorella Mannoia. Grillo non c'è, ha mandato un videomessaggio. L'inizio della candidata è a effetto: «Voglio che tutti i romani siano sindaci di Roma. Passo dopo passo ci stiamo avvicinando al Campidoglio e quando saremo lì dentro sarà solo l'inizio, e la squadra siete tutti voi. Riprendiamoci una città in macerie». Il problema principale, dice, è finanziario. «Fino ad oggi i partiti che hanno creato il debito della Capitale non hanno mai pensato di fare una verifica, così non sappiamo neppure chi siano i creditori di quei 14 miliardi di buco. Perché è stato più comodo pagare gli amici, i parenti, le lobby. Noi faremo fare un audit per stabilire le responsabilità». La gente batte le mani e sullo schermo scorre un video sul malaffare a Roma, uomini incravattati che mangiano porchetta e si scambiano mazzette, stroncato dall'arrivo della Super Raggi. «Onestà, onestà», gridano, poi balli e canti fino alle 23.