Reclutava jihadisti per l'Isis con il sussidio della Regione

Il macedone che arruolava combattenti per lo Stato islamico incassava da due anni 500 euro al mese dal Friuli Venezia Giulia

Serenella BettinPordenone Siamo ai limiti della follia. Il reclutatore dell'Isis con il sussidio regionale di disoccupazione. Non solo i tentacoli dello Stato Islamico avanzano verso Nordest, anche le verità schizofreniche si fanno strada. Ajhan Veapi, il macedone di 37 anni fermato venerdì mattina ad Azzano Decimo in provincia di Pordenone, percepiva da due anni l'assegno di disoccupazione, oltre a essere seguito dagli assistenti sociali per un programma di reinserimento. Il braccio destro dell'imam bosniaco Bilal Husein Bosnic intascava 500 euro al mese. Tutti soldi pubblici finiti nelle mani dei reclutatori dell'Isis. Bosnic è in carcere in Bosnia dove sta scontando nove anni di reclusione con l'accusa di terrorismo internazionale e instradamento di combattenti jihadisti; Veapi è indagato per arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale. Un procedimento penale, infatti, grava su di lui dal 2014 ma nonostante questo il macedone ha continuato per due anni a usufruire dei benefici del fondo di solidarietà messi a disposizione dal Friuli Venezia Giulia. Un tesoretto che va a sostegno di circa seimila famiglie che ora saranno ben contente di essere state destinatarie degli stessi benefici di un indagato per terrorismo. Se si pensa che l'ex muratore macedone percepiva 500 euro al mese da due anni, sono ben 12 mila gli euro finiti nelle tasche del procacciatore di jihadisti. Un bel colpo. L'assegno veniva erogato al macedone dai servizi sociali del Comune seguendo i criteri previsti dal regolamento regionale. Sembra che Veapi ne avesse diritto sulla base di un reddito massimo di 8 mila euro l'anno. Una misura assistenziale che viene mantenuta anche nel caso in cui il beneficiario sia sottoposto a indagine penale e che viene sospesa solo con l' arresto. In sostanza per non averne più diritto bisogna finire in carcere. Ma non finisce qui perché il reclutatore dell'Isis era anche seguito dai servizi sociali e per questo riceveva un ulteriore assegno. Un operatore era incaricato di vedere i progressi di Veapi al fine di reinserirlo nell'ambiente sociale e lavorativo. Ma il macedone, che non voleva dare troppo nell'occhio, era anche diligente. Non ha mai sgarrato, mai saltato un controllo o un colloquio di lavoro. E l'altro ieri l'assessore regionale alle Politiche sociali Maria Sandra Telesca è intervenuta spiegando al Gazzettino il funzionamento del fondo, dichiarandosi turbata per le notizie apprese. Ma ancor più turbati sono i cittadini e la Lega Nord locale che chiedono subito le dimissioni del sindaco di Azzano Decimo, Marco Putto, eletto da una coalizione formata da Pd e liste civiche, dove il macedone era domiciliato. Intanto l'esponente locale del Carroccio, l'ex sindaco Enzo Bortolotti, scrive su Facebook: «L'assessore regionale e il sindaco devono compiere un gesto di dignità e dimettersi. Il terrorista di Tiezzo arrestato a Mestre era mantenuto con il fondo di solidarietà regionale. Sono soldi dei friulani per mantenere un indagato per terrorismo». E di cosa Veapi ci abbia fatto con quel denaro, sarebbe interessante scoprirlo. La cosa certa è che aveva già provveduto a comprarsi il biglietto dell'autobus per fuggire in Serbia.

Commenti

buri

Lun, 29/02/2016 - 10:53

siamo i soliti pirla, dovremmo fare cone l'Infilterra, ci viene in Italia dobrebbe sapere che per 3 o 4 anni non avrà nessun diritto e assostenza o pensione se anziano (altra truffa degli immigrati), i riseltati sarebbero immediati, fine dell'invasione