Reintegrati i ribelli M5S, un giudice decide come si gestisce un partito

Roma Federico Pizzarotti, sindaco grillino di Parma, può da ieri nuovamente definirsi un pentastellato doc. Non perché lo staff di Beppe Grillo gli abbia revocato la sospensione comminatagli dopo il coinvolgimento nell'indagine sulle nomine al Teatro Regio del capoluogo emiliano, bensì per decisione del Tribunale di Napoli. Un kafkiano contrappasso per una formazione politica che fa del più rigoroso giustizialismo la propria stella polare, ma anche un segnale non incoraggiante per la vita democratica del Paese: la magistratura si riserva il diritto di decidere chi può stare dentro fuori da un partito.

«I provvedimenti di esclusione sono stati adottati in forza di un regolamento da ritenersi nullo», ha dichiarato l'avvocato Lorenzo Borré, estensore del ricorso e già vittorioso a Roma nella causa che ha visto «riammessi» tre attivisti espulsi dalle Comunarie della Capitale (seppure a consultazione ormai chiusa). La VII Sezione civile del Tribunale di Napoli, accogliendo la richiesta di sospensiva del provvedimento contro 23 esponenti M5S partenopei (rei di aver costituito un gruppo su Facebook) ha infatti sancito «il diritto politico a non essere escluso senza un grave motivo». Fin qui niente di strano: il collegio giudicante (successivamente dovrà esservi un pronunciamento di merito) ha ritenuto che fosse stato leso il diritto fondamentale alla libera associazione.

I giudici, però, hanno fatto di più. E si sono espressi sulle modalità dell'esclusione: i provvedimenti di espulsione sono stati illegittimi perché a decidere doveva essere l'assemblea degli associati, non lo staff Grillo. Il meccanismo della doppia mail (una per la sospensione, una per l'espulsione) non ha più valore. «Cade l'impalcatura su cui si sono basate centinaia di espulsioni e la stessa sospensione di Pizzarotti», ha concluso Borré. L'Italia, però, non ha una legge sui partiti in quanto l'articolo 49 della Costituzione non ha mai trovato piena attuazione in un provvedimento. In astratto, nella vita delle associazioni politiche (incluso M5S che si definisce non-partito) vale il principio democratico. Che forse nel Movimento sarà un po' carente, ma di certo non al punto da essere «surrogato» dalla magistratura.

Commenti

Tarantasio.1111

Dom, 17/07/2016 - 10:46

Che c'è da meravigliarsi, in Italia comandano i giudici...le toghe rosse...basta ricordare cosa hanno fatto a Berlusconi e di conseguenza alla maggioranza degli italiani e, glie ne faranno ancora...loro comandano.

VittorioMar

Dom, 17/07/2016 - 11:41

...se hanno un codice e dignità personale (SIC!) si dimettano.....