Renzi furioso con l'Europa: «Imu e Tasi? Decidiamo noi»

Il premier contro la Ue che vuole mettersi di traverso sul possibile taglio delle imposte. E promette: «Il funerale delle tasse sulla casa il 16 dicembre»

È il giorno dell'Italian Pride: «L'Unione europea, che si gira dall'altra parte sui barconi dei migranti, pensa di venirci a spiegare cosa fare sulle tasse? Spero sia stato il caldo, le tasse da tagliare le decidiamo noi, non Bruxelles», tuona di primo mattino Matteo Renzi. Una replica fuori dai denti a quelle «fonti Ue» («almeno ci mettessero nome e cognome», sferza il premier) che avevano avanzato rimostranze sull'intenzione del governo italiano di tagliare le imposte sulla casa.

Il Matteo furioso che parla via intervista a Rtl decide di buttare all'aria ogni diplomatica prudenza e rivendica orgogliosamente la libertà dell'Italia di decidere in materia, senza tutele improprie: «Segnatevi la data del 16 dicembre, scadenza della seconda rata Tasi: quello sarà il giorno del funerale delle tasse sulla casa, l'ultima volta che gli italiani le pagheranno. Punto».

La replica dalla Ue arriva a stretto giro di posta, per bocca della portavoce della Commissione agli Affari economici, Annika Breidthardt: la valutazione della legge di Stabilità italiana sarà fatta in autunno e «sarà basata sui fatti, su quello che ci sarà, e sulle previsioni economiche della Commissione di novembre». Ma si capisce che a Renzi l'occasione per il battibecco non è dispiaciuta affatto: alzare la voce contro la Ue, e per di più per difendere il taglio delle tasse, è una mossa di sicura popolarità. Il premier si mostra altrettanto sicuro di sé sul fronte interno, tanto da chiudere la porta ad ogni trattativa o mediazione sulle riforme: a Berlusconi manda a dire che non accetterà alcuno scambio tra Italicum e riforma del Senato: «La legge elettorale l'abbiamo fatta con Forza Italia. Se ora hanno cambiato idea, tocca a loro spiegarlo agli italiani. Quest'idea della politica come il Monopoli, in cui si ricomincia sempre dalla casella di partenza, è insopportabile». Con un invito a Berlusconi: «Un tempo parlava di cose che interessavano agli italiani, ora si è messo anche lui a parlare politichese. Mettiamoci d'accordo su qualcosa e soprattutto parliamo di cose concrete». Quanto alla minoranza Pd, in guerra contro la riforma del bicameralismo, Renzi non la cita neppure. Spiega che «bisogna farla velocemente, entro settembre», per poi passare, in ottobre, alla legge sulle unioni civili. Che dunque vengono posposte per evitare attriti con Ncd prima del voto sul ddl Boschi, su cui ogni singolo «sì» sarà fondamentale per il governo. Oggi, alla Festa dell'Unità di Milano, si incroceranno Bersani e la Boschi, e arriverà qualche segnale su ciò che sono disposti a concedere Renzi (non molto) e la minoranza. Che, spiegano in casa renziana, è divisa al suo interno: «Alla fine, i senatori disposti a votare contro il proprio governo saranno molti meno del previsto». Intanto una soddisfazione contro Bersani&Co il premier se la prende grazie ad una buona notizia arrivata ieri, e celebrata da Renzi con un pubblico ringraziamento: sono 550mila i cittadini che hanno versato al Pd il 2 per mille dell'Irpef, facendo affluire nelle sue casse ben 5 milioni e mezzo di euro: «Un colpo a chi, nel Pd, ci accusava a di minare la democrazia abolendo il finanziamento pubblico», esulta il tesoriere renziano Francesco Bonifazi.

di Laura Cesar etti

Roma