"Renzi ha ucciso le nuove imprese"

Centinaia di start up di giovani al Sud attendono ancora il via libera

Ci ha raccontato che la disoccupazione giovanile è diminuita, che il Pil è aumentato (anche grazie agli immigrati), che ci sono 800mila posti di lavoro in più («ma non è merito suo»), che Napoli è una «città incredibile».

Sì, Matteo Renzi ce l'ha raccontato tante volte ma, come al solito, le sue affermazioni si scontrano con la verità. La disoccupazione giovanile in alcune aree del Sud tocca il 70%, il Pil non lo fa crescere gli immigrati ma le imprese, gli 800mila posti di lavoro sono uno dei tanti giochi di prestigio del Jobs act e Napoli sarebbe incredibile se non fosse che anche il poco di buono che c'è, Renzi l'ha cancellato. È il caso degli incentivi ottenuti grazie al decreto legge 185 del 2000 («Autoimpiego e Smart&Start»), rivolti ai giovani non occupati che volevano mettersi in proprio (130mila euro, di cui metà a fondo perduto e metà da restituire a tasso agevolato). Queste agevolazioni finanziarie erano spesso l'unico mezzo per i giovani del Sud che sognavano di avviare una propria attività. Oltretutto non erano finanziamenti «a pioggia» ma favorivano solo i veri talenti. Misure fortemente sostenute da Silvio Berlusconi durante i suoi governi, che hanno fatto nascere oltre 100mila piccole aziende, favorendo l'occupazione di circa 200mila ragazzi e ragazze, ed investimenti per circa 5 miliardi di euro, senza considerare l'indotto.

Ebbene questa misura, che uno studio del Parlamento Europeo ha compreso tra le policy di maggior successo applicate negli Stati membri a sostegno dell'occupazione giovanile, nonostante funzionasse egregiamente, è stata cancellata da Renzi. E beffa delle beffe, l'ha soppressa il giorno dopo aver annunciato, il 7 agosto 2015, un Masterplan per il Sud volto a trovare investimenti per la crescita e il rilancio del Mezzogiorno. L'8 agosto 2015, in Gazzetta ufficiale esce la notizia che la misura viene annullata per mancanza di risorse. Ma c'è di peggio. Invitalia, agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa (di proprietà del ministero dell'Economia) comunica che anche le pratiche inviate prima di tale data non possono essere valutate.

Dopo tante pressioni, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) nel gennaio 2016 stanzia 40 milioni di euro con annuncio in pompa magna del segretario del Cipe Luca Lotti, per la valutazione delle pratiche rimaste nel limbo. Ma dopo due anni centinaia di società sono ancora in attesa di una risposta. «Si trattava di un grosso aiuto per le start up nel Mezzogiorno - spiega Valentino Tarateta, commercialista della provincia di Salerno, delegato per l'ordine di Sala Consilina in materia di finanza agevolata - Gli ultimi governi sono stati sciagurati per il Mezzogiorno. Sulla finanza agevolata il governo Renzi ci ha completamente abbandonati. L'unico che ci ha sempre aiutato è stato Berlusconi».