Repubblica: cancellare Salvini. E la sinistra già lo imbavaglia

Il quotidiano scatena le polemiche. Il leader: «Istigazione a delinquere». E un bar impedisce il comizio di Matteo

Se prima c'era qualche dubbio riguardo alla priorità della sinistra di eliminare Matteo Salvini dalla scena politica italiana, ieri il titolo di Repubblica, il quotidiano che presta le sue penne a quell'area, non ha lasciato alcun dubbio. Il giornale diretto da Carlo Verdelli ha infatti titolato la prima pagina con un «Cancellare Salvini» che ha scatenato le ire non solo del leader della Lega, ma anche di tutti coloro che hanno un minimo di buonsenso. Un attacco in piena regola che, dopo la brutta figura, la direzione ha cercato di cancellare arrampicandosi sugli specchi con un comunicato che ha il sapore amaro della presa in giro. «Il senatore Salvini prende lucciole per lanterne - hanno scritto -: Repubblica ha riportato e sintetizzato in un titolo di prima pagina un'intervista al capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio sul tema delle politiche migratorie da cambiare, a partire dai decreti sicurezza già criticati dal Quirinale. Trasformare la sintesi di un'intervista in un attacco personale è indebito e anche un po' indecente». Nel tardo pomeriggio poi un sospetto allarme bomba è giunto nella sede romana del quotidiano in via Colombo. Dopo una chiamata anonima, sono intervenuti i carabinieri per i controlli e l'edificio è stato evacuato. L'allarme è subito rientrato.

Salvini, è innegabile, ormai è sotto attacco. A partire dalla vicenda del caso Gregoretti, per cui finirà probabilmente a processo, fino alle censure più spicciole come quella messa in pratica ieri dal bar Dolce Lucia di Casalecchio di Reno, dove l'ex ministro dell'Interno aveva dato appuntamento ai suoi sostenitori. Il proprietario dell'attività commerciale ha spiegato di voler prendere le distanze da situazioni politiche. «Noi chiudiamo per tutti in campagna elettorale ha chiarito non voglio prestarmi come cassa di risonanza a nessuna iniziativa politica».

Una battaglia che tenta di minare i risultati delle elezioni, con la candidata Lucia Borgonzoni che secondo le statistiche è in testa e rischia davvero di portare via la poltrona di presidente della Regione all'avversario Stefano Bonaccini.

Salvini fa paura, perché è andato a infilarsi dritto dritto nelle maglie della mala gestione dell'Emilia Romagna, tentando di scardinare un potere che dura da più di settant'anni, con tutti i suoi interessi collegati, a partire da quelli delle cooperative rosse. E allora come si fa a fermarlo? Cancellandolo, appunto, in ogni modo possibile. Attuando una censura, un attacco mediatico in piena regola che però ha come altra faccia della medaglia l'indignazione degli italiani che del teatrino della politica sporca sono stufi.

Il Capitano non le ha mandate a dire e col piglio di chi non ci sta è passato al contrattacco: «Questa è istigazione a delinquere. Poi parlano di odio e di violenza... . Gli unici che istigano all'odio e alla violenza sono loro». In suo soccorso sono arrivati i leghisti di tutta Italia. I capigruppo di Camera e Senato, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari hanno commentato: «La prima pagina di Repubblica è la testimonianza diretta che la cultura dell'odio sta inequivocabilmente a sinistra, che, come da suo Dna, non tollera quanti non si riconoscono nelle sue posizioni; è una minaccia ignobile che travalica il dibattito politico e la divergenza di opinioni. Pensare di poter cancellare chi la pensa diversamente, rimanda alla mente scenari inquietanti e inaccettabili». Il tutto nel silenzio dell'Ordine dei giornalisti - a cui la Lega ha presentato un esposto -, che ogni volta attacca i titoli dei giornali di centrodestra, ma che se si tratta di Repubblica fa come le tre scimmiette.