Rifiuti, il piano Raggi fa flop Ira dei sindaci Pd: da noi no

Pier Francesco Borgia

Roma Not in my backyard. Il popolo degli amministratori piddini rispolvera il più egoista degli slogan dei conservatori d'Oltremanica per fare la guerra (politica) alla prima cittadina romana e ai suoi sostenitori grillini. La Raggi mercoledì in Consiglio comunale aveva suggerito come ipotesi per l'immediato di stoccare parte dei rifiuti della città in aree limitrofe. Mal gliene incolse. E quell'ipotesi è andata a sbattere su un muro di gomma impenetrabile. La più rude nei commenti è stata la governatrice dell'Umbria Catiuscia Marini (Pd) che ha replicato «Ma che siamo su Scherzi a parte?» all'ipotesi di un trasferimento dei rifiuti capitolini a Orvieto o Terni. Più morbido nei modi ma altrettanto convinto nel merito l'assessore regionale del Lazio Mauro Buschini (sempre del Pd) che invita la Raggi a presentare un piano di «gestione e chiusura del ciclo dei rifiuti in città». «L'incapacità dell'amministrazione di Roma non può essere scaricata su Orvieto e su Terni - lamenta poi Daniela Pimponi, responsabile delle politiche ambientali del Pd umbro - Qui da noi il Pd ha rifiutato la scelta dell'incenerimento e si è impegnato a evitare ampliamenti scellerati delle discariche». «Non c'è nessuna onestà - conclude Pimponi - nel pontificare la sostenibilità e poi imporre con prepotenza il vecchio sistema degli inceneritori e delle discariche, possibilmente lontano dal proprio giardino e dai propri consensi». È pur vero che la Raggi parla di una situazione di emergenza che certo non si è creata durante il suo primo mese alla guida del Campidoglio. In sua difesa interviene poi la deputata Carla Ruocco (5Stelle). «Raggi ha detto solo che tra alcuni mesi si potrebbe verificare questa situazione qualora non si intervenisse, ma stiamo intervenendo. Mentre ha sostenuto che non ci sarà un aumento delle tasse locali per far ripartire i pubblici servizi». Non aumentarli non basta, almeno per il Codacons che ha ricordato come le tasse sui rifiuti che pagano i romani sono le più alte d'Italia. «Qui si paga più che nel resto del Paese, per ricevere in cambio il servizio peggiore - denuncia il presidente Carlo Rienzi, promettendo una class action contro Ama - La raccolta dei rifiuti è peggiorata mentre i costi a carico della collettività sono aumentati del 10% dal 2010 a oggi».