Il risiko Rai si inceppa sulla poltrona del Tg1

Accordo vicino, ma i pentastellati mettono il veto su Sangiuliano, troppo vicino a Salvini

Roma - Si avvicina la resa dei conti tra Lega e Cinquestelle sulle nomine Rai che dovrebbero essere chiuse entro fine settimana. Ovviamente anche questa volta ciascuna delle parti in commedia premette la solita tiritera: «partiti fuori dalla Rai» per poi fare l'elenco dei suoi desiderata. E la sortita pubblica di Matteo Salvini che al Messaggero ha dichiarato di voler «puntare sugli interni» per i tg senza «punire necessariamente i renziani» ha non poco irritato il suo omologo, il vicepremier Luigi di Maio e quindi fatto saltare il banco dell'accordo, quasi, raggiunto per insediare al Tg1 Gennaro Sangiuliano. Nome difficile da digerire per M5s soprattutto dopo aver ammirato la sfilata dei selfie al fianco di Salvini, orgogliosamente postati sul suo profilo Facebook dal giornalista. «La Rai deve restare libera dalle pressioni politiche. Questo è l'unico modo per rilanciarla realmente. Fabrizio Salini e Marcello Foa sono garanzia di imparzialità e competenza. Le nomine non le fa Salvini. Basta fare i fenomeni», tuonano i grillini. Ai quali si potrebbe far notare per la verità che le nomine alle testate d'informazione spetterebbero all'ad dunque a Salini soltanto e non a Foa. Comunque l'accordo sulla scelta interna è ancora condiviso quindi sicuramente i nomi di esterni fatti in precedenza a questo punto tramontano. Ad esempio quello di Andrea Bonini, l'anchorman di SkyTg24. Una scelta quella degli interni dettata anche da ragioni economiche e di opportunità visto che la Rai paga lo stipendio a 1.600 giornalisti e magari anche la Corte dei Conti potrebbe eccepire sull'uso delle risorse pubbliche. Quindi per il Tg1 se Sangiuliano si incagliasse definitivamente sull'ostilità grillina potrebbero salire le quotazioni di Franco di Mare, volto familiare per gli spettatori di Unomatti vicino al presidente della Camera Roberto Fico. Quindi sicuramente inviso alla Lega. Ma non esce di scena Alberto Matano, anzi la sua candidatura si rafforza. Per il Tg2 il più quotato rimane Luciano Ghelfi ma in corsa ci sarebbe ancora Carlo Freccero oltre che l'attuale direttore, Ida Colucci. Alla rete ammiraglia Raiuno Angelo Teodoli dovrebbe essere sostituito da Marcello Ciannamea, che arriva dalle risorse umane. La partita della terza rete si dovrebbe chiudere mantenendo lo statu quo Luca Mazzà al tg3 (sarebbe quindi forse lui il renziano che Salvini magnanimo non vuole epurare) mentre il timone di Raitre andrebbe a Stefano Colletta. Per la direzione di rete però potrebbe spuntare un nome femminile, Federica Sciarelli o Anna Maria Ammirati. Antonio Di Bella confermato a RaiNews 24. A RaiSport dovrebe farcela Jacopo Volpi, dato in quota grillina. Per Radio uno invece due i nomi in ballo: Paolo Corsini, ex consigliere Fnsi, fondatore di Lettera 22 e Flavio Mucciante, già direttore di Radio2, Radio1 e Rai Parlamento.

Commenti

philwoody52

Mar, 16/10/2018 - 08:53

e menon mael che i partiti dovevano restare fuori, gli altri partiti, non i loro. ma quando privatizzano sta Rai che succhia un sacco di soldi alla gente ?