Manager, chef e docenti: ecco la meglio gioventù che sceglie ancora l'Italia

Prima all'estero a caccia di fortuna, poi hanno sfondato in patria: "Basta con chi si lamenta"

Un incastro di 19 volti. Puzzle di 19 storie. Diciannove giovani italiani. Accomunati dalla voglia di realizzarsi professionalmente. Anche a costo di lasciare il proprio Paese. Accomunati, alla fine, dalla consapevolezza di avercela fatta. Inizialmente all'estero. Ma poi con la soddisfazione - enorme - di essere tornati in patria proseguendo la loro entusiasmante avventura, più forti e competenti di quando erano semplici cervelli in fuga. Sono i prototipi della «generazione boomerang», gente pronta ad «andare» ma anche a «tornare» per il bene di tutti.

Vito Verrastro, giornalista e scrittore, questa realtà la conosce tanto bene da aver scritto un libro, edito da Rubbettino: Generazione Boomerang, i «consapevoli ritorni» che possono cambiare l'Italia. Con la collaborazione di Dino De Angelis e Roberto Messina, Verrastro ha raccontato l'anima di una tribù controcorrente che odia piangersi addosso e rifiuta l'ombrello degli stereotipi.

«In un'epoca che vede i giovani italiani sempre più orientati a guardare oltreconfine per cercare opportunità professionali - spiega Verrastro - c'è chi, dopo aver realizzato esperienze di successo all'estero, decide di tornare per provare a vincere anche qui, nel proprio Paese. Le storie che ho raccontato arrivano da diversi settori, con i protagonisti che hanno età differenti e diverse motivazioni per spiegare il loro consapevole ritorno».

Diciannove volti che sono un bouquet di speranze in cui si specchiano i boomerang-boy con le loro traiettorie perfette di andata e ritorno. Disegnando una terza via tra il vicolo cieco dell'emigrazione e il binario morto della rassegnazione.

«Un nuovo paradigma - sottolinea l'autore del libro - che dovremmo consigliare ai giovani perché partano, per confrontarsi con differenti culture, e poi tornino, guardando i limiti e i paradossi italiani non più come muri invalicabili ma come vuoti da riempire con l'esperienza e le nuove competenze acquisite».

E allora vediamole le parabole dei protagonisti di Generazione Booomerang: dall'astrofisica Sandra Savaglio finita in copertina su Time, a Giovanni Oliva il primo manager italiano a dirigere un'azienda di proprietà cinese (in Cina); da Vincenzo Di Nicola lo startupper che ha stregato Amazon e oggi alleva giovani talenti, a Benji dall'Australia all'Italia per amore della musica e per...Fede; da Alfredo De Massis l'esperto di family business e il più giovane docente universitario italiano, a Miriam Pugliese la studiosa ammaliata dalla metamorfosi della farfalla; dalla sfida dello «chef contadino» Pietro Parisi, alla fuga da Parigi a Livorno del «cacciatore di creatività» Stefano Bianchi.

Sfogliamo, leggiamo, impariamo. Generazione Boomerang è un album di ricordi che però guarda al futuro. Con gli occhi e col cervello. La neurolinguista Paola Iacobini ci insegna il suo sistema per apprendere l'inglese, Marco Cocurullo è rientrato dall'Australia dove faceva il manager per tornare a commuoversi davanti a un tramonto nella sua Sorrento, Simona Morachioli è ripartita da una startup perché - le dicevano nei colloqui di lavoro - «lei è troppo qualificata». Perché, di paradossi, è spesso lastricata la via che lavoro. Ma la passione (quasi sempre) vince su tutto. Come dimostrano le esperienze di Giulio Cesareo che in una matita è riuscito a trovare l'anima, o di Oliver Page il nerd che sogna di cambiare la mobilità di Roma. Il capitolo dedicato a Damiana Spoto, Verrastro lo intitola «Dal rifiuto di Parigi al prezioso restart lucano»: un percorso che sembra un romanzo. Idem per la vita in full immersion di Vincenzo Telesca o dell'esistenza di Emanuele Rocco il marker che allena i boomerang del futuro. Chiudiamo con Chiara Bonel e il suo irresistibile richiamo dell'aria. La stessa aria pulita dove partono e fanno ritorno, loro: i boomerang.