Il sì di Rampello: "Innovazione che stravolgerà le abitudini"

Davide Rampello, regista, curatore di mostre, e presidente della Triennale dal 2003 al 2011, come giudica il progetto del sindaco Sala di riaprire i Navigli?

«È un'idea straordinaria! I Navigli sono stati chiusi negli anni Venti, quando, con la ristrutturazione della città, si decise che non servivano più. L'ideologia del progresso aveva esigenze di velocità e vennero creati i viali. Riaprire i Navigli oggi significa promuovere l'idea di una città gentile ed elegante. Certo, bisogna portare avanti il progetto con decisione e coraggio».

Pensa che la riapertura sia una pura operazione di marketing territoriale o abbia un significato che va oltre?

«Milano ha sempre avuto un rapporto intenso con l'acqua. Basti pensare che a Sud abbiamo le marcite, opera dei monaci Cistercensi, mentre . Bonvesin della Riva parlava dei gamberi di Milano. Tutte le città con l'acqua sono speciali. L'acqua è un elemento primordiale, si muove, è limpida, pura. Non solo, mi immagino anche barche elettriche, di piccole dimensioni, che girano per la città. Insomma i Navigli diventerebbero anche un'opportunità di svago, un nuovo luogo pubblico».

La riqualificazione della Darsena è una dimostrazione?

«La Darsena è un luogo che con l'acqua ha di nuovo acquisito un'anima».

Il progetto della riapertura della Cerchia è piuttosto complesso: che criticità vede?

«È tutto relativo, anche quando si costruisce una nuova linea della metropolitana ci sono problemi. Cambiano i flussi di traffico, cambiano le abitudini dei cittadini, ma una volta che è finita l'opera se ne godono i vantaggi. Con la riapertura dei Navigli avremmo certamente un bel cambio di abitudini: magari si vedrebbero anche meno auto in giro, più biciclette. All'inizio tutti protesteranno, ma cambiare le abitudini significa abitare in modo diverso e quindi vivere gli spazi in modo diverso. Milano potrebbe diventare sempre più attrattiva e attraente, sopratutto per i turisti».