Una saga che racconta l'anima del Giappone

Lasciato nel bosco a sette anni: in salvo dopo una settimana

«Ho fatto soffrire Yamato per il mio comportamento eccessivo. Ho causato problemi a molte persone. Mi scuso profondamente». Sono state queste le prime parole del padre di Yamato Tanooka, qualche ora dopo il ritrovamento del figlio. Negli ultimi sei giorni la stampa internazionale ha avuto solo una domanda: come possono due genitori lasciare un bambino di sette anni da solo nel bosco, anche per soli cinque minuti? È giusto che una punizione sia così esemplare da finire col mettere a rischio la vita di un bambino? Alcuni commentatori hanno cercato una risposta nella disciplina giapponese, nella cultura di un Paese dove a sette anni i bambini sono considerati già abbastanza indipendenti per andare e tornare da scuola da soli, dove il rispetto delle regole dell'etichetta e l'impegno nello studio sono considerate le condizioni necessarie per crescere i figli.

In un qualunque Paese occidentale, i genitori di Yamato oggi sarebbero indagati per abbandono di minore. In Giappone hanno dovuto subire il public shame. Perché il Paese del Sol Levante non è più quello di trent'anni fa. Il retaggio della tradizione esiste ancora, eppure da qualche anno il taibatsu, la punizione corporale come metodo d'insegnamento nelle scuole e nello sport, è unanimemente condannato. Sui siti di news giapponesi, negli ultimi giorni, sono fioccate le teorie su un possibile infanticidio, magari per mano della sorella più piccola di Yamato, ma l'opinione pubblica nipponica è stata dura con i genitori del ragazzino.

C'è un altro aspetto, però, che è stato messo poco in luce di questa vicenda. Yamato, un nome che in Giappone è significativo, perché riguarda i miti ancestrali e la vita di Yamato Takeru, il più antico eroe giapponese, è sopravvissuto sei giorni aspettando pazientemente in un bivacco dell'esercito. Ha bevuto l'acqua, si è coperto dal freddo, come ha imparato durante le esercitazioni in caso di catastrofi naturali. Sopravvivere alla natura. Anche questo fa parte della disciplina nipponica, dell'educazione dei bambini giapponesi: si chiama resilienza.