Sarkozy in trionfo ma il vero vincitore è il tripartitismo

Socialisti dimezzati, lepenisti forti ma senza poltrone La vecchia alternanza destra-sinistra, però, è tramontata

Parla di sconfessione senza appello del presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy. Portati a casa 67 dipartimenti sui 98 in palio, il leader neogollista gioca al tiro al bersaglio sull'avversario François Hollande, attribuendo un inevitabile significato nazionale al voto di domenica. Dimenticando però che oltre al suo successo personale le «provinciali» consegnano alla Francia un'altra vittoria: quella del tripartitismo. Con il Front National che guadagna voti, rispetto alle europee, e si prepara a correre per le regionali di dicembre in un quadro desolante per i socialisti, in prospettiva retrocessi a terza forza francese.

Tanto ignorato, quanto temuto, il tripartitismo era solo uno spettro che si aggirava per un seggio a Bruxelles, frutto di antieuropeismo. Invece la gauche prende atto del radicamento del fenomeno. Seppure con caratteristiche diverse rispetto ai partiti riconducibili alle due grandi famiglie europee, quella popolare e quella socialdemocratica, i movimenti anti-sistema, chiamati erroneamente «terzi», hanno visto una crescita senza sosta. In Francia, come in altri Paesi d'Europa. L'Ukip in Gran Bretagna non fa più da ruota di scorta, ma ha soppiantato i liberaldemocratici e si candida a fare man bassa di seggi sfidando il vantaggio dei laburisti e i conservatori di David Cameron; il caso Syriza in Grecia, lo stesso Podemos in Spagna, al voto a dicembre e in testa nei sondaggi; fino ai casi di affermazione del Partito del progresso in Norvegia col suo 22% e consimili in Finlandia e Ungheria.

Sono spesso solo le leggi elettorali a «salvare» destra e sinistra da sconfitte sonore. Nel caso francese il Front non ha ottenuto neppure un dipartimento nonostante abbia superato il 22% di consensi in media. Ha eletto 62 consiglieri – ne aveva solo uno – e si prepara ad andare al voto regionale con un sistema che non lo penalizzerà come in questa tornata. Manuel Valls, premier socialista fautore della linea dei partiti repubblicani tesa a escludere il Front – suo l'invito al voto gollista negli scontri diretti tra Ump e Fn – ha preso atto della nuova realtà. Un tripartitismo affermatosi chiaramente anche nella V Repubblica, dopo il fenomeno dei Cinque Stelle in Italia.

In tv il premier ha ammesso lo «sconvolgimento durevole del nostro paesaggio politico», rappresentato dal «risultato troppo elevato del Front National». E ha riconosciuto che una fetta consistente di francesi non solo vota Bleu Marine, ma vi si ritrova. Un radicamento territoriale confermato nonostante la vittoria di Sarkozy, vincitore anche grazie all'alleanza con i centristi: «Mai la nostra famiglia politica ne aveva conquistati tanti», ha detto confermando la strategia dell'unità dei moderati. Ma il voto di ieri completa anche la metamorfosi dei lepenisti, verso la cosiddetta normalizzazione: sempre pronti a chiedere lo scioglimento dell'Assemblea nazionale a ogni elezione favorevole, per la prima volta Le Pen si è comportata come capo di un partito repubblicano e non come mera rappresentante di un cartello di opposizione: «Non chiedo al premier di dimettersi, mi rivolgo ai nostri eletti a cui chiedo di impegnarsi nelle riforme che ci porteranno alle vittorie future». Intanto Valls, «d'accordo col presidente Hollande», ha annullato la visita a Berlino: ha ribadito la necessità di rilanciare le riforme del governo sul lavoro e oggi sarà davanti ai deputati Ps per affrontare i frondisti che lo vorrebbero a casa. Sotto accusa la sua incapacità di unire la gauche , che si è candidata in ordine sparso registrando la più grande sconfitta dal '98. La quarta, per Hollande, dal 2012.

Commenti

ernestorebolledo

Dom, 06/12/2015 - 21:57

in Italia i cittadini dovrebbero scegliere i loro capi, devono scegliere il loro governo.