Sbarchi, emergenza senza fine Il 2016 è già l'anno dei record

I dati di Frontex certificano la crisi: nei primi due mesi dell'anno aumentati di trenta volte gli arrivi. In Grecia e Francia la situazione è ormai al collasso

I sassi e le mele. Sono le due icone di Calais e del confine greco-macedone dove ieri si è registrata un'altra giornata di forte tensione con la protesta da parte dei migranti, mentre i numeri di Frontex sugli arrivi in questo scorcio di 2016, ben trenta volte maggiori rispetto a un anno fa, fanno sempre più paura.In Francia, sulla sponda opposta a Dover, ecco riprendere le operazioni di sgombero della «giungla». Fango, trattori e ruspe a cui i migranti replicano con il lancio di sassi. Tanti, tutti orientati contro il presunto nemico. Le tende erano diventate ormai tutt'uno con il terreno, reso impraticabile dalle piogge degli ultimi giorni. Alcuni attivisti «no borders» hanno tentato di impedire le operazioni salendo su un tetto e armati di un coltello, minacciando di tagliarsi le vene se gli agenti si fossero avvicinati. Dopo alcuni minuti di tensione, la polizia è riuscita a bloccarli mentre durante la notte aveva fatto ricorso ancora all'uso di lacrimogeni. «L'attivismo di una manciata di militanti - dice il ministro dell'Interno francese Cazeneuve - non cambierà niente». Duemilacinquecento chilometri più a sud, al confine tra Grecia e Fyrom, sono le mele a colpire l'attenzione. Le hanno lanciate un gruppo di migranti, dopo aver fatto una fila di quattro ore per ottenerle assieme ad un panino. Sono novemila, la metà minori, e premono sulle recinzioni, che restano sbarrate. Un pugno di persone riesce a passare assieme a quattro treni merci, la Macedonia con settecento agenti schierati vorrebbe rimandarli in Grecia ma Atene replica che essendo la frontiera ufficialmente chiusa non se ne fa nulla. Una donna tenta di darsi fuoco, ma viene fermata in tempo. I campi di accoglienza a Idomeni non possono più contenerli. I bambini, numerosi, iniziano ad ammalarsi, il cibo scarseggia, come le condizioni igieniche. Si dorme nel fango e c'è il rischio tubercolosi, osserva la società greca di malattie infettive mentre prende quota l'ipotesi della rotta albanese e a Vienna il cancelliere austriaco Faymann manda un pizzino a frau Angela: «L'Austria non è la sala d'attesa per la Germania».Una situazione dunque esplosiva come confermano anche i dati dell'Unhcr secondo cui sono 131.724 i migranti e rifugiati giunti sulle coste europee attraverso il Mediterraneo nei primi due mesi dell'anno. E rispetto allo stesso periodo del 2015, osserva Frontex, il numero è aumentato di 30 volte. E con il rischio che la primavera ormai alle porte faccia sbarcare in Grecia sino a 120 mila profughi entro poche settimane. È la ragione per cui Atene chiede 480 milioni in fondi di emergenza. «Non possiamo sopportare l'onere, deve esserci une soluzione permanente», ha detto il portavoce del governo Olga Gerovassili.Ed ecco la direttrice di marcia in cui si muove l'Ue, con la doppia idea per uscire dall'impasse: creare postazioni permanenti dove farli impiantare o dare loro buoni per affittare appartamenti e acquistare cibo. In entrambi i casi il rischio, altissimo, di un'altra partita di giro con la possibilità elevata al cubo che prosegua il caos e il malcontento fra chi in Grecia non vuol restare.L'Ue ha finora utilizzato due strade in caso di crisi umanitarie. Il primo progetto è quello che viene applicato in un certo numero di paesi africani, ma anche in Giordania e Libano. Per questo medita la creazione di tende, fornite di cibo, acqua e servizi igienico-sanitari. Il primo aspetto negativo di questo progetto è che scarica di fatto su una sola specifica area il peso di una nuova popolazione di rifugiati. E nel caso della Grecia, o domani anche dell'Italia, si prevede di generare reazioni forti da parte dei residenti nelle zone in cui verrà decisa la creazione di questi campi. In alternativa l'idea di dare ai rifugiati buoni o voucher con cui affittare appartamenti o camere in alberghi e acquistare alimenti nei supermercati. Questo progetto è stato implementato in passato dalla Commissione europea per i rifugiati siriani in Libano e per quelli ceceni in Azerbaijan. E mentre Ankara mobilita cinquemila militari al confine con l'Egeo, anche ieri in Grecia numeri drammatici: a Lesbos in quattromila attendono di imbarcarsi.twitter@FDepalo