Lo scandalo dei 5mila furbetti della casa popolare

Hanno hotel e ville, ma pagano a canone agevolato. Segnalati, gli sgomberi toccano al Comune

C'è chi ha le quote di un hotel a Palermo e chi di uno nel centro di Capri. C'è chi ha la villa da 15 vani e chi la casa al mare. Eppure allo stesso tempo sono anche assegnatari di case popolari a Roma. Un buco nero di illegalità raccontato ieri sera da un'inchiesta di Quarta Repubblica, su Rete4, che ha scovato uno dei 5.562 furbetti individuati dall'Ater nella Capitale: un esercito di assegnatari di alloggi a canone agevolato (il minimo è 7,75 euro), che sarebbero riservati alle fasce più deboli della popolazione, senza averne diritto in quanto già titolari di altre proprietà a Roma e fuori.

È il caso di un beneficiario, come ha dimostrato l'inviato del programma di Nicola Porro, Claudio Rinaldi, che non solo risulta assegnatario di una casa popolare in un quartiere alla periferia Nord pur avendo altre proprietà, ma in quell'alloggio anziché viverci ha messo la sede della sua attività, un'impresa di pulizie. Un ulteriore illecito visto che per legge l'inquilino di una casa popolare «non può utilizzarla per finalità diverse da cui è stata assegnata». Quando il giornalista si trovava sul posto per chiedere spiegazioni della situazione di irregolarità è stato avvicinato, minacciato e gli è stato intimato di andarsene. «Non sono quattro gatti, ma oltre 5mila persone in questa situazione. Se riusciamo a mandarli via dimezziamo il problema visti che ci sono oltre 12mila persone in attesa di un alloggio», ha spiegato il presidente di Ater Andrea Napoletano. L'azienda regionale ha già inviato ai furbetti circa 150 «provvedimenti di decadenza». Ora però tocca al Comune di Roma procedere con gli sgomberi. Ma in Campidoglio ci sono già 1.860 decreti in attesa. LoBu