Ma la scelta di Unicredit di ballare da sola dimostra che l'Italia può rialzare la testa

Il gruppo di Mustier verso una ricapitalizzaizone da 13 miliardi senza aiuti, si parte a febbraio. La scommessa su Europa e pmi

Se il Monte dei Paschi pare aver ormai perso il duello con gli sceriffi della Banca centrale europea e dovrà probabilmente aggrapparsi all'aiuto dello Stato e quindi alle tasche di noi contribuenti, c'è una partita molto più rilevante dove l'Italia deve vincere e ha le forze per farlo. Si tratta di Unicredit, la prima banca del Paese insieme a Intesa Sanpaolo, che martedì a Londra presenterà il suo piano industriale, con annesso maxi-aumento di capitale.

L'amministratore delegato Jean Pierre Mustier è al lavoro sugli ultimi dettagli ma il rafforzamento patrimoniale dovrebbe aggirarsi attorno ai 13 miliardi e scattare a febbraio, dopo la necessaria assemblea dei soci. Una prova molto importante che, all'opposto di quanto si profila a Siena, Unicredit ha già messo in chiaro di voler affrontare da sola, senza ricorrere ad alcun aiuto pubblico. L'ad Mustier l'ha detto pochi giorni fa, evidentemente convinto di poter contare sull'appoggio sia dei propri azionisti italiani (le Fondazioni) e internazionali sia del mercato. E questo malgrado, in un clima di Borsa avvelenato a causa della malata grave senese e dei crediti in sofferenza, il titolo venerdì passasse di mano a 2,5 euro, quasi il 50% in meno rispetto ai valori di un anno prima.

La banca ha infatti preparato la strada all'aumento di capitale con una massiccia campagna di cessioni, che ha finora fruttato 5 miliardi. Ultima in ordine tempo, dopo la discesa nel capitale di Fineco, la vendita della polacca Pekao: una rinuncia importante ma che ha portato 3 miliardi nelle casse di Unicredit. Probabilmente già oggi dovrebbe inoltre essere posta la firma definitiva per consegnare i fondi Pioneer ai francesi di Amundi in cambio di altri 3,5 miliardi. L'accordo dovrebbe pealtrop aprire a Unicredit un nuovo canale di vendita europeo per i propri prodotti. Il piano di Mustier poggerà inoltre su una definitiva pulizia dei crediti in sofferenza, con accantonamenti attesi dagli analisti per 6-8 miliardi. Alla comunità finanziaria riunita a Londra, il banchiere presenterà quindi una Unicredit dal «cuore» italiano e fortemente convinta delle potenzialità di ripresa della Penisola, ma ancora molto proiettata in Europa. Ad Austria e Germania, la locomotiva del Vecchio Continente, si aggiungono infatti i presidi nei Paesi dell'Est Europa come Repubblica Ceca, Russia, Bulgaria, Turchia e Romania.

Un gruppo, insomma, dal destino «opposto» a Mps e che guarderà sempre più alle piccole e medie imprese del nostro Paese. Unicredit resterà quindi una realtà fortemente retail (nei prestiti alle piccole aziende è seconda in Europa a Bnp Paribas). Tanto che sembrano perdere peso le ricostruzioni che, qualche settimana fa, puntavano su un avvicinamento tra Unicredit e un colosso dal dna molto diverso come la francese Societe Generale.

Commenti

marygio

Lun, 12/12/2016 - 14:10

sisi solidissima. vende il vendibile e dopo un rialzo da querela per ingabbiare gli allocchi la quotano a 0,25 ( considerando che ha raggruppato). ma chi scrive questi articoli? un genio della finanza....creativa?