La scelta Usa minaccia Israele: uno Yom Kippur di isolamento

Lo spettro di ritrovarsi l'arcinemico Iran ai confini

Gerusalemme - Oggi è Yom Kippur, per il mondo ebraico il più importante fra i giorni sacri perché è quello in cui si ripensa a se stessi e ai propri errori e peccati, e si cerca nel digiuno completo per 48 ore la strada del pentimento e della correzione. In queste ore la preoccupazione in Israele è profonda. Da una parte ancora non si vede la soluzione di una crisi politica che ha al centro la figura di Netanyahu: il primo ministro che ha guidato il Paese per 13 anni incaricato dal presidente Rivlin potrebbe restituire il mandato già domani e in quel caso, con probabilità, si andrebbe alle terze elezioni in un anno.

Questo, mentre il Paese sente sul collo il fiato di una situazione di sicurezza precaria e difficile più del solito. Si sono aperti gli archivi della terribile guerra del Kippur: nello stresso giorno sacro del 1973 Israele fu attaccato a sorpresa dai siriani e dagli egiziani. Fu un bagno di sangue, Israele perse 3mila uomini. I tank siriani apparvero sul Golan, e Dayan (allora ministro della Difesa) scrive di aver temuto che il Paese potesse restare senza uomini e armi per difendere la vita stessa. Oggi i mezzi e la consapevolezza sono più rilevanti e sofisticati e i rapporti con gli Stati sunniti forniscono una rassicurazione, tuttavia nuove minacce obbligano Israele a concentrarsi, a interrogarsi, a cercare nuove risposte.

La decisione presa dal presidente Trump di ritirare le truppe dalla Siria e di abbandonare gli alleati curdi fa suonare tutti i campanelli d'allarme. Il ritiro suona come un permesso al presidente turco Erdogan, un nemico esplicito di Israele, di massacrare i curdi: Erdogan nelle sue riunioni con russi e iraniani, con contorno di Hezbollah, ha preso con gli alleati di Assad gli accordi per eliminare quello che ritiene il suo peggiore nemico. E profila all'Europa anche il ricatto consueto di una corona di profughi siriani al suo confine da sguinzagliare in caso di mancanza di sostegno.

I curdi sono combattenti coraggiosi, ma le forze nemiche - le stesse che congiurano per la distruzione di Israele - sono molte più delle loro. Il Paese qui è forte, la gente si è incontrata nelle sinagoghe sapendo che la protegge ai confini un esercito ispirato e determinato, ma tanti hanno i figli al fronte, e tanti hanno impresso nella memoria della propria famiglia la lunga guerra di difesa che ha portato a Israele, insieme a tante speranze, anche tanti lutti.

Gli Usa hanno anche fatto alcuni passi indietro dal Medio Oriente dopo l'attacco missilistico iraniano in Arabia saudita. Trump ha preferito non rispondere. Così l'Iran costruisce il suo disegno imperialistico che si estende nel cuore più profondo del Medio Oriente fin sul confine di Israele. Anche l'Arabia ha rallentato i suoi rapporti con Israele dato l'atteggiamento vago e incerto di Trump. I palestinesi ricordano con entusiasmo la guerra del Kippur con l'attacco dei Paesi arabi del '73. In questo Yom Kippur Israele appare così solo.