SCENARI POLITICI

RomaSe la politica è moribonda, versa «in grave decadimento» e ha perso «la moralità», non è che l'antipolitica poi stia tanto meglio, visto che ormai, dice Giorgio Napolitano, è «una patologia eversiva», cioè una forma di terrorismo senza armi.

Dunque ci siamo arrivati, siamo al punto in cui si dovrebbe buttare sia l'acqua sporca che il bambino. A una settimana dall'esplosione dello scandalo romano, il capo dello Stato si mostra inorridito da quanto emerge dall'inchiesta Mafia Capitale ma è anche molto preoccupato per la spinte anti-sistema che arrivano dai Cinque Stelle e in parte dalla Lega. E pure sull'Europa bisogna stare attenti ai «calcoli opportunistici» che si nascondono dietro certe posizioni anti Ue.

Napolitano torna a parlare in pubblico all'Accademia dei Lincei, aprendo un mese decisivo per i destini del suo secondo mandato e del Paese. Oggi sarà a Torino per il vertice italo-tedesco e la settimana prossima, ricevendo al Quirinale le alte cariche per gli auguri di Natale, potrà fare chiarezza sulle sue intenzioni. Intanto deve ammettere che i partiti hanno parecchio da farsi perdonare e che il malaffare romano dimostra «il grave decadimento della politica che senza moralità degenera inevitabilmente nella corruzione». La cosa colpisce personalmente il presidente, che infatti interrompe più volte commosso il suo discorso. Si stanno «perdendo i valori dell'Italia repubblicana», si sta «franando nella routine burocratica, nel carrierismo personale, nella ricerca di soluzioni spicciole per i problemi, se non nella più miserevole compravendita di favori, nella scia di veri e propri circoli di torbido affarismo». Parola alla magistratura, perché «non si devono lasciare dubbi sulla volontà di colpire».

Però, sostiene, c'è un limite. «La critica della politica e dei partiti, preziosa e feconda nel suo rigore, purché non priva di obiettività e senso della misura, è degenerata in antipolitica, cioè in patologia eversiva». A questa nuova forma di ribellione anti-sistema, insiste, «bisogna reagire con urgenza denunciandone le faziosità, i luoghi comuni, le distorsioni e impegnandoci anche a riavvicinare i giovani alla politica».

A Beppe Grillo fischieranno le orecchie. E ancora di più quando Napolitano parla del «gravi comportamenti» nelle aule parlamentari. «Metodi ed atti concreti di intimidazione fisica, minaccia, di rifiuto di ogni regola ed autorità, ed in sostanza tentativi sistematici ed esercizi continui di stravolgimento ed impedimento della vita politica e legislativa». «Napolitano deve stare molto attento rischia che lo denunciamo per vilipendio del Movimento», è la replica del leader pentastellato. Secondo il capo dello Stato «colpire il funzionamento degli istituti principali della democrazia rappresentativa è tipico della patologia dell'antipolitica». Occorre quindi vigilare, perché in Italia «esistono, magari al di fuori di ogni etichettatura di sinistra o di destra, gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici». Dobbiamo evitare di mettere tutto insieme, «di assimilare a quel pericolo tutte le pulsioni di malessere sociale, di senso dell'ingiustizia, di rivolta morale, di ansia di cambiamento con cui le forze politiche devono fare i conti». Non tutte le proteste sono eversive. Però, conclude, «esiste un rischio paese di focolai di violenza destabilizzante, eversiva, che non possiamo sottovalutare».